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Rivolta in Spagna per l'arresto del rapper Pablo Hasél

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Rivolta in Spagna per l'arresto del rapper Pablo Hasél
Diritti d'autore  Manu Fernandez/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved.
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L'arresto del rapper Pablo Hasél in Spagna ha dato vita a un'ondata di proteste per la difesa della libertà di espressione. Per seconda notte di fila a Madrid e in altre città gli spagnoli sono scesi in strada. Ci sono stati arresti e scontri con la polizia.

Hasél è stato condannato a nove mesi per aver "elogiato il terrorismo" e "oltraggiato la monarchia". Queste le accuse ufficiali, che per molti, anche nella magistratura, entrano in conflitto con la libertà di espressione. Le dichiarazioni incriminate sono racchiuse in 11 tweet, ma sono sotto accusa anche le sue canzoni contro la monarchia. Il rapper 33enne si era barricato all'università di Lleida, in Catalogna, per evitare l'arresto.

Libertà a rischio?

"Questo governo ci vuole in silenzio ma noi non possiamo tacere - dice Xavi, un dimostrante - Siamo qui per protestare in sua difesa, perché Hasél ha detto solo quello che pensa. E guarda come ci ritroviamo adesso". Una ragazza aggiunge: "Non c'è nessuna logica. Un tweet o una canzone, che oltretutto dicono la verità, non possono farti finire in galera".

➡️ Per saperne di più: Pablo Hasél, ecco perché la giustizia spagnola lo ha condannato.

Pur essendo considerato una testa calda per le sue canzoni contro la monarchia, che esaltano il terrorismo dell'Eta e del Grapo (Grupos de Resistencia Antifascista Primero de Octubre), Hasél è diventato un simbolo della libertà d'espressione. Una campagna in sua difesa ha raccolto migliaia di firme, tra cui quella di Pedro Almodovar, Javier Bardem e molti altri artisti spagnoli.

Legge contestata

Amnesty International ricorda che il caso Hasél è solo l'ultimo di una serie riguardante artisti che sono finiti nei guai con la giustizia in base a una legge per la Pubblica sicurezza del governo conservatore del 2015.

L'esecutivo ora punta a una revisione del codice penale che prevede sanzioni diverse dalla detenzione e solo per azioni che incitino esplicitamente alla violenza. Se approvata, la modifica potrebbe avere un effetto retroattivo sul caso Hasél.