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La Francia contro il radicalismo islamico: la reazione dopo l'assassinio del professore

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La Francia contro il radicalismo islamico: la reazione dopo l'assassinio del professore
Diritti d'autore  Lewis Joly/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved
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In Francia, manifestazioni-fiume per l'insegnante assassinato da un giovane ceceno perché aveva mostrato a degli studenti le vignette di Charlie Hebdo: migliaia di persone, in rappresentanza anche di tutte le comunità, compresa quella musulmana che ha espresso chiare condanne dell'assassinio.

Il tutto mentre il governo ha messo in campo una risposta fatta di raid negli ambienti considerati radicalizzati, espulsioni di persone da tempo individuate come elementi pericolosi, e altri provvedimenti in itinere che aprono un dibattito che va molto al di là della sicurezza e della lotta al terrorismo, e che investe il senso stesso della comunità.

"Sull'onda del brutale assassinio di Samuel Paty - dice la nostra corrispondente da Parigi, Annelise Borges - la Francia è scesa in strada contro l'ideologia che ha portato a quella violenza e che ha colpito il Paese più volte negli ultimi anni. Il presidente francese ha preannuciato una serie di misure per liberare l'Islam francese dall'influenza estremista. Tra l'altro, la chiusura di una moschea e di alcune organizzazioni accusate di diffondere idee radicali nel Paese. Ma per qualcuno le risposte di Emmanuel Macron sono sproporzionate e pericolose".

"Indicare nuovi bersagli per far credere alla gente che si stia facendo qualcosa è controproducente", osserva Nabil Boudi, avvocato. Secondo lui, la decisione del governo di mettere all'indice alcune organizzazioni prima ancora di un'inchiesta approfondita fa pensare all'assenza del giusto processo e serve solo a stigmatizzare ulteriormente la comunità islamica in Francia.

"Qual è l'obiettivo di un'organizzazione terrorista? Farci perdere i nostri valori. Quali valori? Lo stato di diritto, le istituzioni giudiziarie, la separazione dei poteri, la libertà d'espressione, la presunzione d'innocenza... Tutti questi valori ora rischiano di essere violati. E quindi il governo sta cadendo nella trappola"

Ma c'è anche chi pensa che isolare gli estremisti violenti separandoli dalla stragrande maggioranza dei musulmani francesi, moderati e rispettosi della legge, sia nell'interesse della comunità. Uno di questi è Hassen Chalghoumi, imam della moschea di Drancy, alle porte di Parigi:

"Certo, sono preoccupato dalla generalizzazione che sporca la mia religione, dal fatto che la gente possa identificare l'Islam con il radicalismo, che possano dire che l'Islam è terrorismo, questo mi preoccupa. I musulmani devono reagire".

Dice che i musulmani sono le prime vittime dei fanatici. Da dieci anni è sotto scorta, perché si era detto d'accordo sulla legge che vieta il velo islamico nei luoghi pubblici.

"Bisogna fare pulizia nel verminaio del radicalismo islamico, che è il veleno dell'Islam. Il radicalismo islamico minaccia anche noi. Anch'io ne sono minacciato, mi hanno rovinato la vita. Ho ricevuto svariate minacce di morte. Lo dico e lo ripeto, al nostro presidente e a tutti i leader europei, agite ora. Proteggete i nostri figli".

La Francia chiede giustizia per Samuel Paty, ma la sfida principale sta in un lungo lavoro per l'inclusione. Il governo si appresta tra l'altro a varare una norma contro il "separatismo", inteso in questo caso come rifiuto dell'integrazione o incitamento alla violenza settaria.