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Sessismo e misoginia potrebbero diventare crimini d'odio anche in Italia

Sessismo e misoginia potrebbero diventare crimini d'odio anche in Italia
Diritti d'autore  AP Photo/Esteban Felix
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Il concetto del "crimine d'odio" finirà d'essere ignorato: il prossimo 20 ottobre riprenderà l'iter per l'approvazione di una legge contro i reati di discriminazione sull’orientamento sessuale e l’identità di genere.

Noto come disegno di legge Zan, dal nome del suo relatore, questa sarà la prima legge del genere in Italia. Inoltre il ddl Zan estenderebbe a tutte le donne la protezione contro i crimini d'odio. A differenza di molti paesi europei - non esiste una legge ad hoc che punisca le discriminazioni di genere e l'omotransfobia.

Attualmente, il codice penale italiano punisce i reati e i discorsi di odio fondati su nazionalità, etnia o religione (legge Mancino) e e non include gli altri motivi discriminatori relativi all'orientamento sessuale, all'identità di genere e alle disabilità,

Diversi paesi, oltre l'Italia,stanno affrontando la questione su domanda del Consiglio d'Europa.

Un'inchiesta su larga scala condotto nel 2014 da Hollaback e dalla Cornell University indica che più dell'81,5% delle donne europee ha subito molestie prima dei 17 anni.

Il caso inglese

Nel 2014, il Notthingham Women’s Center ha iniziato una campagna per rendere la misoginia un crimine d'odio. Due anni dopo, la polizia di Nottinghamshire è stata la prima forza dell'ordine del Regno Unito a definire misoginia le molestie per strada e le molestie sessuali.

Lo scorso settembre, la Law Commission, un organo consultivo indipendente di Inghilterra e Galles, ha annunciato il sostegno all'iniziativa che punta a definire la misoginia un crimine d'odio a livello nazionale. La Commissione valuterà anche se sarà il ‘sesso o il genere’ a rientrare nel crimine d'odio, sebbene la maggior parte degli episodi abbia come vittima delle donne.

Un approccio europeo

Il 27 marzo 2019, il Consiglio d'Europa ha adottato una raccomandazione sulla 'prevenzione e lotta al sessismo' in tutti i settori della sfera pubblica e privata.

E gli stati membri hanno anche concordato sulla definizione di sessismo, la parola include "qualsiasi espressione (atto, parola, immagine, gesto) basata sull'idea che alcune persone, il più delle volte le donne, sono inferiori a causa del loro sesso".

In risposta a un bando di gara del Consigla Lobby europea delle donne sta ora implementando una campagna di sensibilizzazione chiamata 'Sexism: See it. Name it. Stop it!' in 9 Stati membri (Portogallo, Spagna, Belgio, Bulgaria, Croazia, Ungheria, Irlanda, Paesi Bassi e Romania).

"Per la prima volta, c'è una definizione di sessismo che apre la porta all'intervento pubblico in questa materia" dice Ana Sofia Fernandes, vicepresidente della Lobby europea delle donne. La loro campagna si rivolge alla società in generale, poiché "il sessismo quotidiano è molto legato alla violenza continua contro donne e ragazze", sia essa fisica o verbale.

La raccomandazione incoraggia gli Stati membri ad approvare una legislazione che condanni il sessismo e criminalizzi gli incitamenti all'odio su base sessista - per l'Italia, si tratterebbe del disegno di legge Zan.

Richiede inoltre che i Paesi monitorino l'attuazione delle politiche antisessiste a livello nazionale e riferiscano periodicamente al Consiglio d'Europa.

La testimonianza di Beatrice: "L’immagine che mi è rimasta impressa, l'indifferenza della gente"

Il ddl Zan si applicherebbe a casi come quello di Beatrice.

"A settembre 2015, stavo tornando a casa dopo una serata. Ero al telefono con il mio ragazzo, quindi non mi sono accorta che qualcuno mi seguiva. Ho sentito prima una pacca sul fondoschiena. Quando mi sono girata, un tizio ha cercato di tirarmi per la camicetta e poi mi ha stretto i polsi, cercando di immobilizzarmi", racconta ad Euronews.

"Un mese dopo su un autobus incredibilmente pieno all'ora di punta un uomo continua a ‘cadermi’ addosso e a darmi gomitate sul seno. Si avvicinava sempre di più, finchè non mi accorsi che si stava masturbando appoggiandosi al mio corpo".

"Ancora dicembre dello stesso anno, in metropolitana, un ragazzo sulla trentina si siede davanti a me e inizia a chiedermi cose personali. Il suo tono mi aveva infastidito fin dall'inizio.

Nel momento in cui pensavo avrebbe desistito, ha preso il cellulare e ho sentito il suono distinto di due click della fotocamera, mi aveva scattato delle foto. Ero spaventata, ma fortunatamente illesa, per quello non ho mai pensato di denunciare".

All'epoca di questi episodi, Beatrice era una studentessa ventenne. In due degli episodi menzionati, si trovava sui mezzi pubblici. Ma quando ha chiesto aiuto, è rimasta sola.

"In metropolitana, un gruppo di ragazzi mi ha preso in giro. Sull'autobus, scossa e con le lacrime agli occhi, ricordo che la gente mi guardava dritta in faccia, con gli occhi spiritati, studenti e adulti, e non dicevano nulla. Questa è l’immagine che mi è rimasta impressa, l'indifferenza della gente".

Il ddl Zan introduce pene più elevate ogni volta che questo tipo di crimini, già previsti dal codice penale, vengano commessi a causa del genere, dell'orientamento sessuale o dell'identità di genere della vittima.

Pro e contro del ddl Zan

La legge in discussione al Parlamento punirebbe l’incitamento all’odio, ma esiste un altro emendamento che ribadisce il principio della libertà di opinione e di espressione.

"In teoria è un'iniziativa meritevole, ma temo che la sua applicazione non sarà cosi' semplice, vale a dire capire cosa è lecito dire in quanto è libertà di pensiero e cosa è reato" dice Simona Catania, avvocato penalista milanese che presta consulenza "pro-bono publico" a donne vittime di abusi.

"Questo forse potrebbe avere un effetto deterrente" dice dubbiosamente Catania. "Ciò che è positivo, però, è l'estensione del patrocinio a spese dello Stato a queste vittime, al di là dei limiti di reddito" aggiunge. "Spesso queste vittime non sporgono denuncia perché non possono permettersi di sostenere le spese legali".

Roberta Masella, fondatrice di NextStopMi, un'associazione nata nel 2019 per prevenire la violenza basata sul genere e promuovere un ambiente sicuro e privo di molestie, ritiene che il ddl Zan non sia abbastanza pubblicizzato e resta scettica sulla sua efficacia.

"Tutto dipende da come sarà applicato. Se sai che un comportamento rimarrà impunito, continuerai a perpetrarlo. E c'è ancora la tendenza a minimizzare e colpevolizzare chi ha il coraggio di parlare di comportamenti discriminatori", conclude.

Beatrice concorda sul fatto che spesso sono proprio le donne a non parlare delle molestie subite. "Quando racconto le mie esperienze, altre donne condividono le loro storie e mi ringraziano per averle fatte sentire meno sole".

Mentre gli uomini spesso non si rendono conto di quanto frequenti siano questi episodi e tendono a minimizzare. "Ma accade molto piu' di quanto si possa immaginare e ti assalgono persino dubbi su come vestirti, per evitare episodi simili. E a volte succede lo stesso".

"Molte persone quando vedono una donna che chiede aiuto o che reagisce all'aggressione, non sanno come comportarsi" conferma Roberta Masella.

L'associazione NextStopMi pianifica eventi di sensibilizzazione nelle scuole, ma il COVID-19 ha fatto saltare tutto. Ora continua la propria attività sui social media, utilizzando immagini e toni ironici per esorcizzare la paura.

“Vogliamo cambiarne la percezione. Se ogni volta che veniamo molestate continuiamo a minimizzare, la catena non viene interrotta".