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Ruanda, chi mette male la mascherina inviato a lezione di "rieducazione" sui pericoli del Covid-19

Ruandesi rieducati allo stadio, per non aver rispettato le regole anti-Covid
Ruandesi rieducati allo stadio, per non aver rispettato le regole anti-Covid   -   Diritti d'autore  STR / AFP
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I ruandesi sorpresi a infrangere il coprifuoco o a non indossare mascherine vengono 'rieducati' in massa, costretti ad assistere a lezioni notturne sui pericoli del coronavirus.

Il Paese mantiene un approccio molto duro per arginarne la diffusione e finora i risultati sono stati eccezionali, migliori di quelli di molti Paesi del cosiddetto 'primo mondo'.

Già ai tempi dell'epidemia di Ebola, scoppiata nell'estate 2018, le autorità sanitarie avevano imposto la chiusura delle frontiere (con la Repubblica democratica del Congo, per esempio) e controlli di temperatura, sensibilizzando la popolazione sulle norme igienico-sanitarie.

"Grazie ai controlli sanitari, mi sono sentito più al sicuro in Ruanda che nel sud degli Stati Uniti", dice il direttore di una Ong contattato da Euronews.

Meglio in Ruanda che in Ohio, scrive l'emittente pubblica americana NPR, che segnala come non siano rari test fatti su campioni casuali in strada nella capitale Kigali e dintorni.

Finora i casi confermati sono stati 2mila, 5 i decessi su una popolazione di 12 milioni di persone.

Un'azione efficace sulla scorta dell'esperienza Ebola

L'Oms ha elogiato la repentina ed efficace azione delle autorità sanitarie locali, "ben organizzata e con un obiettivo e uno scopo ben chiari". Già nel dicembre 2019 il governo ruandese ha istituito un team multidisciplinare per valutare e rafforzare la preparazione e la risposta ad una eventuale epidemia, con l'immediato addestramento di circa 500 professionisti sanitari e tecnici di laboratorio.

Importante nelle fasi di preparazione alla nuova pandemia è stata anche la lezione appresa combattendo l'HIV: le stesse macchine usate per i test sono state riadattate per analizzare i tamponi.

Per economizzare, alla luce delle limitate risorse a disposizioni, vengono analizzati anche 20-25 tamponi alla volta e, solo in caso emergesse una positività, vengono fatti ulteriori accertamenti.

Il Ruanda ha mobilitato operatori sanitari di comunità, polizia e studenti universitari come tracciatori di contatti, istituendo posti di comando nazionali e regionali per rintracciare i casi. Ci sono persino robot grandi quanto uomini per prendere la temperature dei pazienti nelle cliniche Covid-19.

"D'ora in poi indosserò la mascherina ovunque"

Da metà luglio, i dati ufficiali mostrano che circa 70mila persone sono state accusate di aver ignorato il coprifuoco, che scatta alle 21, oppure le regole sulle mascherine obbligatorie.

A tutti loro è stato "proposto" di seguire una lezione di ripasso in arene locali o centri di detenzione.

Jado Fils Nizeyimana, proprietario di un negozio di ferramenta, è rimasto nello stadio Amahoro per sei ore: 
"Ero nel negozio in cui lavoro con la mascherina sul mento. La polizia mi ha visto e mi ha detto: 'Non indossi bene la mascherina'. Mi hanno fatto salire in macchina e mi hanno detto che mi avrebbero portato in un posto per insegnarmi a indossare la mascherina", la sua testimonianza raccolta dall'agenzia AFP.

"Devo indossare la mascherina correttamente anche se nessuno può vedermi. D'ora in poi la indosserò ovunque"

Gli fa eco Donata Uwimpuwe, cameriera, tenuta nello stadio Amahoro per cinque ore: 
"Quando fai qualcosa di sbagliato, devi essere punito così da non farlo più", dice.

Nkusi Kabera, trattenuto allo stadio per tutta la notte per aver infranto il coprifuoco, spiega che nella maggior parte dei paesi europei vengono inflitte multe. In Francia è di 135 euro. "Ma per i ruandesi come me, 135 euro sono circa 150mila franchi ruandesi. Preferisco passare la notte allo stadio piuttosto che spenderne così tanti per una multa".



Il reddito medio pro-capite in Ruanda è di circa 2mila dollari all'anno. La crisi del Covid-19 ha fatto schizzare la disoccupazione dal 13.5% al 42%, segnala l'agenzia AP.