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Vita post-confinamento: Italia cauta, sono i tedeschi i più ottimisti

Vita post-confinamento: Italia cauta, sono i tedeschi i più ottimisti
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L'Italia riapre, le strade tornano a riempirsi, i contagi risalgono molto meno che altrove e il confinamento sembra percepito da molti come un ricordo sempre più blando. Eppure, rispetto ai vicini di casa, il Belpaese non brilla per ottimismo.

A rivelarlo è un'indagine statistica commissionata da Euronews riguardo al livello di fiducia nel post-confinamento.

Condotta da Redfield and Wilton Strategies tra il 17 e il 18 luglio su un campione di 6mila persone equamente distribuite tra cittadini di Italia, Francia, Spagna e Germania, la ricerca mostra una spaccatura evidente tra quest'ultima e il resto dell'Europa occidentale.

Riguardo al futuro sul medio termine, infatti, sono i tedeschi a mostrarsi più sereni; mentre in Francia, Spagna ed Italia l'ottimismo appare molto più cauto.

Viaggi e turismo

Il primo evidente spartiacque riguarda i confini: più della metà degli intervistati in Germania ritiene debbano rimanere aperti, in controtendenza rispetto ai vicini di casa.

Chi, più di tutti, si mostra favorevole alla chiusura sono invece i francesi: ben il 63% tra loro si è espresso in questo senso, un dato che si abbassa leggermente nel caso della Spagna e dell'Italia (rispettivamente 57% e 54%).

Le differenze si livellano invece quando si parla di viaggi in aereo: il livello di fiducia in questo caso è minimo tra gli intervistati di tutte le nazionalità, mentre i tedeschi spiccano per la propensione agli spostamenti internazionali in automobile.

Thibault Camus/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved
la maggior parte degli intervistati si è detta riluttante a viaggiare in aereoThibault Camus/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved

Ciò però non implica una propensione ai viaggi a breve termine: il 61% dei tedeschi ha detto infatti che non intende spostarsi affatto quest'estate. Una percentuale perfino più alta di quella registrata tra nostri connazionali, il 51% dei quali afferma che per la bella stagione non si muoverà da casa (dato più che raddoppiato rispetto al pre-pandemia, quando a casa intendeva rimanere il 25 per cento degli italiani).

Gli intervistati di tutti e quattro i paesi sono inoltre concordi circa il fatto che non sarebbe sicuro permettere ai turisti provenienti da Germania, Regno Unito e altre zone del Nord Europa di raggiungere Spagna, Italia e il resto dell'Europa meridionale, nonostante le misure supplementari in vigore.

Mascherine

I tedeschi si distinguono anche per la minor propensione a indossare mascherine.

Se è vero che la maggior parte degli intervistati ha dichiarato di ritenere questi dispositivi efficaci nel combattere la diffusione del coronavirus - riferendo inoltre di indossarli sempre nei supermercati o sui mezzi pubblici (cosa che in alcuni paesi è obbligatoria) - i punti di contatto tra le quattro nazionalità finiscono comunque qui.

Meno di un quarto del campione, tra i tedeschi, ha dichiarato di indossare sempre una maschera quando esce di casa, un dato che invece arriva al 69% tra gli spagnoli, al 53% tra gli italiani e al 38% tra i francesi.

Quasi un terzo dei tedeschi riferisce inoltre di non indossare mai la mascherina per incontrare amici fuori casa, mentre solo il 5% degli italiani e degli spagnoli afferma lo stesso.

Al contrario, il 42% degli italiani e oltre la metà degli spagnoli dichiara di indossarne sempre una per vedersi con gli amici all'aperto.

Il peggio deve ancora arrivare?

Su questo tedeschi e italiani appaiono concordi: più della metà di entrambi i gruppi crede che il peggio, in questa pandemia, sia ormai passato.

Esattamente in controtendenza si mostrano spagnoli e francesi, più della metà dei quali pensa che il peggio sia invece in arrivo.

Quando dalle questioni sanitarie si passa a quelle economiche, però, tutti e quattro i Paesi si mostrano concordi nel ritenere che le conseguenze più dure siano ancora di là da venire

La Spagna è la più pessimista riguardo alle prospettive finanziarie, non troppo diversamente dai vicini francesi, il 72% dei quali ha una visione cupa del futuro economico.

Germania e Italia sono invece pressoché allineate, rispettivamente con il 64% e il 63% di pessimisti.

Seconda ondata: lo spettro di un nuovo confinamento

La maggioranza degli intervistati di tutti e quattro i paesi crede che i propri concittadini abbiano dimenticato troppo in fretta la minaccia rappresentata dal COVID-19, ma questo timore appare più pronunciato in Francia (83%), Spagna (85%) e Italia (80%)

Tra i tedeschi, invece, è il 73% del campione a credere che le cose stiano così.

La maggior parte degli intervistati di tutte e quattro le nazionalità, inoltre, riferisce di osservare un rigoroso distanzamento sociale; tuttavia, i tedeschi si distinguono ancora una volta per la maggior propensione ad abbassare la guardia.

Questo dato potrebbe forse essere spiegato dall'esperienza che ciascun paese ha avuto finora con il Coronavirus.

Manu Fernandez/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved.
in molti ritengono probabile l'eventualità di un nuovo lockdownManu Fernandez/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved.

Se è vero che tutti e quattro gli stati hanno registrato oltre 200.000 casi cadauno, il tasso di mortalità della Germania resta infatti molto più basso.

Il paese guidato dalla cancelliera Merkel ha registrato poco più di 9.000 decessi, rispetto ai 35.000 dell'Italia, ai 30.000 della Francia e ai 28.000 in Spagna.

Questo tasso di mortalità particolarmente basso è stato perlopiù attribuito al largo utilizzo di test diagnostici che la Germania ha posto in essere già nelle prime fasi dell'epidemia: ciò implica che siano stati confermati con una diagnosi certa anche i casi lievi, circostanze che avrebbe influito sulla proporzione tra le infezioni mortali e quelle risolte positivamente.

Tutti e quattro i Paesi credono comunque che un altro blocco sia probabile.

E se qualcuno si sta mostrando particolarmente ottimista, due punti risultano ampiamente condivisi: il primo è che 'impatto del virus non è stato sovrastimato; inoltre c'è l'ampia convinzione che sarà necessario abituarsi a convivere con questa minaccia per il futuro.