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"Bulgarian lives matter" contro il premier Borissov

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"Bulgarian lives matter" contro il premier Borissov
Diritti d'autore  "Le vite dei bulgari valgono", recita lo striscione.
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"Bulgarian lives matter".
Il cartello compare tra le migliaia di bulgari che protestano da giorni a Sofia e in altre città della Bulgaria.

Manifestazioni, per ora, pacifiche, indirizzate al governo del primo ministro Boryko Borrisov e in appoggio al presidente Ruman Radev, in forte contrasto politico con il premier, che chiede di "liberare il paese dalla mafia che l'ha conquistato", ha detto testualmente, accusando lo stesso Borrisov.

"Vediamo sempre più energia positiva"

Hristo Ivanov, politico e leader della protesta, commenta:
"Vediamo sempre più energia civica e senza dubbio questo dà vita a un'alternativa. Si vede che il governo sta perdendo sempre più l'orientamento e la visione della realtà. Penso che stiamo giàvedendo il cambiamento, l'energia per questo cambiamento è qui nelle piazze di Sofia e sono sicuro che troverà la strada verso il parlamento e verso il prossimo governo. Ormai manca poco".

Valentina Petrova/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved.

Come sono iniziate le proteste

Come spiega il sito Sicurezza Internazionale, a Sofia le proteste sono iniziate il 7 luglio, lo stesso Ivanov, esponente del partito di centro-destra "Bulgaria democratica", ha cercato di raggiungere una spiaggia sulla costa del Mar Nero, ma è stato fermato da alcuni ufficiali del Servizio di protezione nazionale (NSO), a guardia della vicina villa di un ex-leader del partito del Movimento per i diritti e le libertà (DPS), Ahmed Dogan.

Hristo Ivanov, il leader della protesta bulgara. (AP Photo)

Nello specifico, Ivanov ha accusato il governo di Borisov di aver permesso a Dogan, visto come uno degli uomini più potenti in Bulgaria, di invadere la proprietà pubblica e di utilizzare il denaro dei contribuenti per fornirgli sicurezza, nonostante non occupi alcun incarico formale di governo.

Un raid contro l'ufficio di Radev

Valentina Petrova/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved.

Il clima di tensione si è ulteriormente acuito il 9 luglio, quando i procuratori bulgari hanno condotto un raid contro l’ufficio presidenziale, nel quale sono stati arrestati due membri dell’amministrazione. Stando alle autorità del paese, la perquisizione degli uffici del segretario di Radev è stata motivata, da un lato, da affari legali e anti-corruzione e, dall’altro, dalle azioni del consulente per la sicurezza e la difesa del presidente, come parte di due indagini separate per influenzare la diffusione e la divulgazione di segreti di Stato.

Entrambi gli uomini sono stati trattenuti dalla polizia per 24 ore e, al riguardo, i pubblici ministeri hanno riferito che devono ancora decidere se portare avanti le accuse. Da parte sua, la segretaria legale di Radev ha negato qualsiasi illecito, mentre il presidente ha rifiutato di commentare direttamente le incursioni, ma ha incolpato i pubblici ministeri di proteggere individui corrotti.

"Giustizia per tutti" chiede le dimissioni di Borissov e di Gechev

L'associazione "Giustizia per tutti", che organizza le manifestazioni, chiede le immediate dimissioni di Borissov e del procuratore capo del Paese, Ivan Gechev, accusati di corruzione e legami con gruppi criminali.

Borissov è già stato per altre volte primo ministro della Bulgaria, dal 2009 al 2013 e dal 2014 al 2017.
Le elezioni politiche bulgare sono in programma nel 2021.

Borissov insieme a Trump, nella Sala Ovale della Casa Bianca, nel novembre 2019. (Patrick Semansky/Copyright 2019 The Associated Press. All rights reserved)