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A Castel Volturno migranti sotto la soglia di povertà

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Informare e consigliare i migranti è un lavoro impegnativo ma necessario, a causa dei diritti negati a chi ne ha diritto, specie nell'era post-blocco.

Persone che non hanno famiglie o social network in grado di supportarli, in tempi di inattività forzata.

Durante le restrizioni, molti di essi sono rapidamente finiti sotto la soglia di povertà: tuttavia, frutta e verdura nei campi debbono essere raccolte a prescindere, pertanto il Governo ha introdotto norme finalizzate alla regolarizzazione dei lavoratori agricoli.

A Castel Volturno, cosiddetta capitale africana d'Europa, tra Caserta e Napoli, una comunità di circa 6.000 migranti, per lo più provenienti da Paesi subsahariani, fatica a far quadrare i conti all'indomani della pandemia.

Riccardo De Luca/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved.

I migranti rappresentano obiettivi assai facili: molti sono palesemente sfruttati e pagati appena € 2,50 l'ora ed alcuni spietati datori di lavoro chiedono denaro per far ottenere loro i documenti per metterli in regola.

"Ora si guadagna anche sulla loro disperazione economica - dice Gian Luca Castaldi, Resp. Area Immigrazione di Caritas Caserta - quando queste persone vanno dai migranti e chiedono loro 5.000/6.000 euro per la regolarizzazione, i migranti dicono che non hanno soldi perché non hanno lavorato, così queste stesse persone introducono loro amici che prestano soldi".

"Le persone che lavorano nel settore dell'edilizia da anni lasciano il posto di lavoro per trovare lavoro nel settore agricolo - afferma Semplice Mbala, Mediatore socio-linguistico di Caritas Caserta - cercano di avere un contratto di lavoro da presentare per la loro richiesta di regolarizzazione, penso che questa sanatoria debba essere modificata".

Fabio Peonia/LaPresse Fabio Peonia Photographer