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Stato dell'Unione: Il coronavirus e la guerra in Siria dimenticata

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Stato dell'Unione: Il coronavirus e la guerra in Siria dimenticata
Diritti d'autore  AP Photo/Michael Sohn
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Sostenere che il coronavirus abbia oscurato le crisi globali esistenti ma non le abbia eliminate è quasi una realtà.

Ad esempio in Siria, la guerra civile, che sta arrivando al suo decimo anno, sembra essere stata dimenticata.

Oltre dieci milioni di persone hanno ancora bisogno di assistenza umanitaria.

L'economia siriana è in rovina e metà della popolazione non ha lavoro.

Alla conferenza internazionale dei donatori questa settimana, l'Unione Europea ha impegnato 2,3 miliardi di euro per la Siria.

E l'Alto rappresentante per gli Affari esteri dell'Ue, Josep Borrell ha respinto le accuse secondo le quali le sanzioni europee sono in qualche modo responsabili del caos siriano.

"Le sanzioni dell'Unione Europea non colpiscono la popolazione civile. Non ci sono sanzioni per gli aiuti umanitari o le forniture mediche. Le nostre sanzioni sono rivolte a coloro che stanno opprimendo il popolo siriano, bombardando strutture sanitarie e scuole e che usano armi chimiche".

Un Paese che non ha promesso aiuti alla Siria è la Russia che è intervenuta militarmente nel conflitto nel 2015.

Ma non è per questo che la Russia è stata in prima pagina questa settimana.

Intervista a Susi Denninson, membro del Consiglio Ue per le relazioni estere

Dunque ha scritto un rapporto che è stato appena pubblicato dal Consiglio e sostiene che l'Europa, dopo mesi di crisi da coronavirus, sia in uno stato di "trauma" e che i suoi cittadini si sentano "soli e vulnerabili" . Quali sono le ragioni?

Dennison: Penso che in primo luogo, le ragioni di questo trauma siano davvero lo shock dell'esperienza del Coronavirus, che gli europei hanno scoperto che possiamo passare, in poche settimane, dal negare che il Coronavirus sia un problema a un totale lockdown dell'economia, della nostra vita sociale, di tutto quello che facciamo. In primo luogo, c'è un senso di delusione nei confronti dei governi nazionali per il modo in cui hanno gestito la crisi e una diffidenza nell'uso degli esperti e delle autorità per giustificare le decisioni politiche sulla crisi. Penso che, in secondo luogo, vi sia delusione a livello europeo per quanto riguarda le istituzioni europee e abbiamo assistito a un peggioramento della percezione dell'Unione e il 47% degli intervistati, ritiene che in realtà l'Unione sia stata irrilevante in questa crisi.

La crisi del Coronavirus ha rafforzato il sostegno a una più forte cooperazione europea tra i cittadini?

Dennison: Da ciò che emerge dalle indagini che abbiamo fatto penso che questa crisi non abbia rafforzato il sostegno al nazionalismo o il supporto al federalismo europeo. Piuttosto, in qualche modo ha ridotto le distinzioni tra nazionalismo e internazionalismo. E resta questa situazione, come ho detto, in cui gli europei sono delusi dalle attuali istituzioni. Ma permane la convinzione dell'importanza della cooperazione europea.

Per oltre mezzo secolo, gli europei sono stati abituati a legami transatlantici molto forti e a un senso di sicurezza comune. Gli europei continuano a fidarsi degli Stati Uniti dopo tre anni e mezzo di Trump?

Dennison: Penso che la risposta in breve debba essere no. Dai nostri dati si può vedere chiaramente che la percezione degli Stati Uniti come alleato è diminuita significativamente durante questa crisi. Quindi se prima della crisi c'erano dubbi sul ruolo degli Stati Uniti guidati da Trump come alleato chiave dell'Europa , ora non ci sono piu' illusioni da parte dell'Unione.