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Il Front National francese condannato per peculato

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Il Front National francese condannato per peculato
Diritti d'autore  LIONEL BONAVENTURE/AFP
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Il partito di estrema destra francese Front National (ora Rassemblement National), è stato condannato in primo grado dal tribunale di Parigi al pagamento di 18.750 euro di multa per peculato nell'ambito dell'inchiesta sui finanziamenti elettorali per le legislative del 2012.

L'affaire riguarda i kit elettorali (volantini, poster, sito Web) che il partito fece acquistare dai propri candidati presso una società amica, la Riwal, al prezzo di 16.650 euro. Un acquisto guidato e finanziato da un micro-partito della galassia lepenista, Jeanne), che ha concesso prestiti nientedimeno che al 6,5 % ai candidati per fronteggiare la spesa.

Tra i condannati a pene detentive un europarlamentare dell'ex FN appena rieletto

La società Riwal è di Frédéric Chatillon, di fatto, per i giudici, un manager del partito, figura vicina a Marine Le Pen. Per lui la condanna più pesante 30 mesi di reclusione, inclusi dieci mesi in carcere, e 250.000 euro di multa.

Un'altra sentenza destinata a fare rumore è quella del deputato europeo ed ex segretario generale del micropartito Jeanne, Jean-François Jalkh, condannato per frode. Gli sono stati comminati due anni di prigione, di cui 18 mesi con la condizionale e 5 anni di ineleggibilità: rieletto al Parlamento europeo a maggio 2019, dovrà dimettersi. Condannato anche il tesoriere dell FN, Wallerand de Saint-Just, a 6 mesi di prigione con la condizionale.

Per i giudici la manovra aveva "l'obiettivo di ottenere il rimborso da parte dello Stato di interessi fittizi". Il FN è stato tuttavia scagionato dall'accusa principale di truffa ai danni dello Stato.

Questa è la prima condanna penale per il partito di Marine Le Pen che nell'estate del 2018 ha cambiato nome in Rassemblement National e che a novembre aveva temuto il peggio. Prima che decadesse l'accusa di truffa, infatti, la procura aveva chiesto di procedere anche con una multa da mezzo milione di euro e l'avvocato statale, parte civile del processo, pensava a danni per un importo di 11,6 milioni di euro. Importi che, se fossero stati domandati, avrebbero compromesso seriamente la sopravvivenza finanziaria del partito già indebitato per oltre 20 milioni di euro.