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Il mondo dello sport in era Covid-19

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Il mondo dello sport in era Covid-19
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In piena pandemia di coronavirus, che cos'hanno in comune un canoista portoghese, una triatleta francese e uno scialpinista italiano, al di là dell'amore per lo sport? Per gli atleti di alto livello in tutto il mondo, questa crisi ha comportato un arresto improvviso delle carriere e un difficile riadattamento degli allenamenti.

Anche l'industria dello sport, che vale più di 430 miliardi di euro a livello mondiale, è stata profondamente colpita dalla pandemia di coronavirus. Atleti di alto livello si sono ritrovati impossibilitati a competere e costretti a interrompere o riadattare gli allenamenti a causa del confinamento. La pandemia ha costretto molti a ripensare la loro carriera e ridefinire il loro futuro professionale.

Lo psicologo dello sport Makis Chamalidis, co-autore del libro "Champion dans la tête", spiega che "È un momento d'incertezza che offre poca visibilità, in cui il calendario degli allenamenti e delle competizioni è stato stravolto. Abbiamo visto che alcuni sportivi sono stati capaci di adattarsi e di organizzarsi mentre altri si sono persi e hanno fatto più fatica a rimanere concentrati".

Le Olimpiadi, un sogno rinviato

Con quasi 100 medaglie internazionali al suo attivo, fra cui diversi titoli europei e mondiali, il canoista di sprint portoghese Fernando Pimenta non vedeva l'ora di partecipare alle Olimpiadi del 2020 a Tokyo. Per lui l'attesa della decisione del rinvio non è stata facile, confessa: "Non c'è dubbio che il momento in cui ho sentito di aver toccato il fondo è stato quando non si sapeva se si sarebbero tenute le Olimpiadi o se sarebbero state rimandate... È stato un momento in cui ci siamo sentiti mancare il terreno sotto i piedi".

Fernando, come tutti gli atleti olimpici, dovrà aspettare un altro anno per realizzare il suo sogno. "Approfitteremo di questo tempo extra che abbiamo, di quest'anno in più, per cercare di migliorare'", dice.

Come un infortunio

Jeanne Collonge ha movenze tranquille che nascondono il fuoco dei campioni. Vincitrice di diversi eventi Ironman, questa triatleta endurance è stata anche detentrice, tra il 2012 e il 2015, del record di uno dei triathlon su lunga distanza più difficili al mondo, l'Embrunman.

Ha sospeso la sua carriera nel 2017 per diventare mamma. A poco a poco, e con grande costanza, ha fatto ritorno e il 2020 doveva essere l'anno del riscatto.

Per lei questa crisi è stata come "un infortunio", che "inizialmente neghi", ma poi "devi accettare e fare tutto il possibile per adattarti". Dice di sentirsi al meglio e confessa che "è un po 'frustrante sentirsi bene e non essere in grado di esprimersi in una gara".

Doversi adattare in una delle zone più colpite dalla pandemia

Davide Magnini, di Vermiglio, paesino della Val di Sole, in Trentino, incarna lo spirito dell'atleta outdoor. A 22 anni ha già vinto diversi campionati mondiali ed europei di sci alpinismo ed è una stella nascente nel mondo del trail running, dopo aver vinto la leggendaria Marathon du Mont Blanc nel 2019 ed essersi aggiudicato, sempre l'anno scorso, il secondo posto alla Golden Trail World Series dietro un grandissimo, Kilian Jornet. Racconta che "Mentalmente all'inizio è stata dura allenarsi tutti i giorni all'interno di un garage su un tapis roulant. Per un atleta di sport outdoor come me abituato ad allenarsi tutti i giorni dell'anno fuori, con qualsiasi condizione, è stata dura".

Vivendo in uno dei paesi più colpiti dal contagio, Davide ha rigorosamente rispettato la quarantena, con l'obiettivo di fare da esempio per i suoi fan.

Per gli sport meno pubblicizzati una situazione finanziaria più difficile

Canoa, triathlon, sci alpinismo e trail running sono tutti sport di alto livello che non godono della copertura mediatica e dell'attenzione mondiale di attività come calcio o tennis.

In queste aree, gli atleti dipendono fortemente dal montepremi e dalle sponsorizzazioni. Niente gare significa niente premi in denaro e, secondo la European Sporting Goods Industry (Fesi), il 45 per cento delle aziende del settore ha dichiarato dal 50 al 90 per cento di entrate in meno.

"Quando ho visto che molte aziende non ce la facevano, che molte imprese dovevano fermare le attività, ho temuto che lo stesso succedesse ai marchi che mi finanziano", ammette Jeanne Collonge.

Jeanne, al di fuori della sua attività sportiva, fa la traduttrice e studia per diventare diventare mental coach per atleti, perché è convinta che sia importante "avere altre frecce al proprio arco".

Davide è un giovane atleta dell'esercito, quindi ha potuto contare su un sostegno supplementare durante la crisi, ma, racconta, ""La mia famiglia gestisce da anni un negozio di articoli sportivi che è specializzato nello sci alpinismo e nella corsa in montagna e quindi il lockdown durato più di due mesi nel clou della stagione dello sci alpinismo ha avuto un effetto negativo sulla parte finanziaria".

Fortunatamente nessuno dei tre è stato abbandonato dagli sponsor durante la pandemia. C'è da dire che un sondaggio della European Sponsorship Association rivela che il 72 per cento dei brand è disposto a onorare il proprio contratto di sponsorizzazione nonostante la crisi.

Uscire più forti dalla pandemia

Il futuro delle competizioni sportive resta ancora incerto, ma l'allentamento del lockdown in tutta Europa, gli atleti di alto livello si stanno sempre più adattando e attendono con impazienza un mondo post-Covid.

Fernando ha detto in diverse occasioni che pensa che "uscirà più forte" da questo periodo ed è convito che avrà la possibilità di gareggiare nel 2020, anche se non sarà per le Olimpiadi. Jeanne afferma: "Se non ci sono gare, deciderò in che senso voglio progredire e mi darò degli obiettivi. E poi lavorerò sulle mie debolezze, cercherò di avanzare, di migliorare per essere pronta per il 2021".

Per quanto riguarda Davide, il giovane sci alpinista crede che questa pandemia cambierà il mondo, ma "non influenzerà la voglia e la passione di noi atleti di fare ciò che più ci piace".