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In Europa il calcio maschile riprende a correre, quello femminile no (tranne in Germania)

Un biliardino "inclusivo", maschile e femminile, installato nel campus di Luminy dell'Università di Aix-Marseille a Marsiglia.
Un biliardino "inclusivo", maschile e femminile, installato nel campus di Luminy dell'Università di Aix-Marseille a Marsiglia.   -   Diritti d'autore  GERARD JULIEN/AFP or licensors
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In Europa il calcio maschile riparte, quello femminile no.

Pochi giorni prima della ripresa de La Liga, giovedì 11 giugno, è arrivata l'ultima conferma dall'Italia: la Serie A femminile è stata sospesa a sei giornate dal termine, lo scudetto non verrà assegnato.

Come in altri settori, anche qui il Covid-19 ha acuito diseguaglianze e disparità: la Juventus capolista e il Milan, infatti, sono stati finora gli unici 2 club (su 12) a permettere alle calciatrici di tornare ad allenarsi.

Ma c'è un'eccezione. In Germania la Bundesliga è in piena attività - seppur a porte chiuse - sia per gli uomini che per le donne. Anche grazie ad una colletta tra i team maschili per permettere alle squadre femminili di poter disporre dei test necessari per essere in regola.

In uno studio inglese sulle ripercussioni del Covid-19 sul calcio femminile si chiede che le squadre di prima fascia considerino "i team femminili come parte integrante del loro core business, piuttosto che imprese separate che possono essere lasciate alla deriva. Adottando quest'ultimo approccio, il calcio femminile d'élite potrebbe essere tornare indietro di decenni".

Una delle autrici, Stacey Pope, professoressa associata del dipartimento di Sport alla Durham University, dice a Euronews che "il modello tedesco è positivo. Manda un messaggio molto forte all'intero movimento calcistico. Nel Regno Unito, ne stiamo dando uno opposto: che vale la pena battersi per il calcio maschile, mentre quello femminile è un prodotto inferiore".

Secondo Pope, il tempismo non potrebbe essere peggiore: il movimento calcistico femminile era infatti entrato in una "nuova era", il vento in poppa dopo il Mondiale 2019. Ora la preoccupazione è che il Covid-19 "possa colpire il calcio femminile in maniera sproporzionata, e le implicazioni potrebbero essere catastrofiche".

Il caso italiano: giusto fermarsi o no?

"Ci sono state squadre che, mentre facevano allenare gli uomini, non trovavano un campo per le donne. É accettabile? Non è discriminazione?", si domanda la c.t. della nazionale, Milena Bertolini intervistata dal Corriere della Sera. "Per alcune società, avere una sezione femminile è solo una questione di immagine".

Luisa Rizzitelli, docente e presidente dell'Associazione Nazionale Atlete, fa riflettere scrivendo sul Fatto Quotidiano che la mancata ripartenza del calcio femminile in Italia sia in realtà una scelta giusta: società come la Pink Bari, terzultima in classifica, non hanno infatti le stesse possibilità delle grandi squadre "di ottemperare ai pesantissimi (e doverosi) obblighi di tutela sanitaria, previsti come conditio sine qua non per ricominciare".

In altre parole, non c'erano le condizioni perché tutti i Club della Serie A femminile ripartissero alla pari.

Al di là di ogni pinkwashing, o scelta di comodo fatta sulla pelle delle atlete, scrive Rizzitelli, servono riforme strutturali per l'accesso al professionismo e per rendere conveniente investire sullo sport femminile.

Secondo Pope, tuttavia, anche nel calcio maschile "ci sono grandi gap finanziari, l'argomento dovrebbe valere per entrambi. Eppure non si sentono storie di grandi club maschili che facciano fatica a farsi trovare pronti alla ripresa".

Spagna: assenza di negoziato "vergognosa"

Come tutte le competizioni non professionistiche, anche la Primera División femenina ha dovuto fermare le sue attività prematuramente, a otto giornate dalla fine. Il Barcelona è stato proclamato campione.

La giocatrice del Betis, Priscila Borja, portavoce al tavolo negoziale, ha definito "vergognoso" che non ci sia stata nemmeno una proposta significativa per cercare di riprendere il campionato femminile.

Il ministro della Cultura e dello Sport, José Manuel Rodríguez Uribes, ha aperto alla possibilità di revisione della Legge dello Sport che data al 1990. Sulla base di questo testo hanno potuto riprendere solamente le leghe professionistiche, come quella di basket.

Da destra e da sinistra, scrive l'agenzia EFE, si chiede che la lega femminile lo diventi al più presto.

La federazione calcistica spagnola ha negato qualsiasi accusa di discriminazione, dicendo che le decisioni sono state prese tenendo conto della salute di tutti.

Pope ritiene però che la professionalizzazione di una lega non sia la panacea universale. Si veda il caso inglese: professioniste, eppure ferme ai box. "Quando le squadre femminili sono associate a quelle maschili, se ci sono problemi economici, le prime ad essere tagliate sono quelle femminili. Lo vediamo bene nei casi di retrocessione. E le giocatrici finiscono per perdere il lavoro", dice la studiosa.

Laurent Cipriani/AP
La squadra femminile del Chelsea, proclamata campione in Inghilterra, devolverà il premio scudetto in beneficienza - Laurent Cipriani/APLaurent Cipriani/AP

Stop anche nel Regno Unito nonostante la legha professionistica

Anche qui la Premier League riprenderà il 17 giugno, dopo una sospensione di 100 giorni, mentre la FA Women's Super League (WSL) è stata sospesa a otto giornate dal termine.

Il Chelsea, proclamato campione, ha deciso di devolvere il premio scudetto in beneficienza. Il Liverpool è uno dei club che ha fatto pressione per riprendere a giocare: ultimo in classifica, il calcolo matematico l'ha condannato alla retrocessione (i fan dei Reds sperano di consolarsi con il tanto atteso titolo della Premier League, dato che la squadra di Klopp è saldamente al comando).

Scrive l'agenzia AP che, anche in Inghilterra, le rigide misure sanitarie imposte dal governo rendono proibitiva la ripresa per la WSL. Kelly Simmons, direttrice della Football Association per il calcio femminile, ha parlato di una serie di problematiche al di là del mero costo dei tamponi. La decisione di far risuonare il triplice fischio sulla stagione "è stata quasi unanime", nelle parole di Simmons.

Quella in corso era la seconda stagione professionistica della WSL, unica lega europea femminile ad aver superato il dilettantismo. I club sono stati incoraggiati a soddisfare nuovi criteri per ottenere lo status professionale tra cui: un minimo di 16 ore di contatto a settimana per le giocatrici; un livello minimo di investimento per club; la creazione di un'accademia; fair play finanziario e salary cap.

Cionostante, la WSL non riesce ancora a trarre profitto in quanto i ricavi per i diritti TV arrivano appena a coprire i costi di produzione. La Premier League maschile, ricordiamolo, è un'entità separata e più ricca rispetto alla FA, da cui dipende il calcio femminile.

A a causa della pandemia, la Football Association si vedrà costretta a tagliare il suo budget annuale di 75 milioni di sterline, ma ha assicurato che il calcio femminile continuerà a ricevere 7 milioni di sterline senza tagli.

Prima che la pandemia fermasse tutto, la WSL stava godendo di un +174% in termini di presenze di pubblico rispetto al 2016. La stagione era iniziata con un'affluenza di quasi 25mila tifosi a Stamford Bridge per il derby Chelsea-Tottenham. Il record si è toccato a novembre con i 38.262 spettatori di Tottenham-Arsenal. La FA è inoltre riuscita a vendere i diritti delle partite WSL alle emittenti d'oltreoceano, tra cui Sky Mexico e Optus in Australia.

In Francia sospesi entrambi i campionati

Oltralpe, i destini delle due massime serie calcistiche vanno di pari passo: sospese entrambe.

La D1 féminine, dominata dal Lione - squadra in cui gioca l'ex Pallone d'Oro Ada Hegerberg - è stata bloccata a stagione in corso e l'Olympique Lyonnais (OL) proclamato campione per la 14esima volta consecutiva a 6 giornate dal termine.

A dispetto delle proteste del patron della squadra, Jean-Michel Aulas, che ha chiesto la ripresa di entrambi i campionati - sia maschile che femminile - pur consapevole del rischio per le giocatrici di perdere il titolo acquisito.

Allo stato attuale delle cose, la classifica del campionato maschile condanna l'OL, settimo, a rimanere fuori dalla Champions League. Il PSG è stato proclamato campione.

Il contraccolpo non sarà lo stesso rispetto a quello subito dalla Ligue 1 maschile, dove girano più soldi, ma rischia di rendere ancor più fragile un settore dal modello economico ancora dipendente dai club maschili, scrive Le Monde.

France Info stima che a farne più le spese saranno club come Metz e Olympique Marseille, che hanno di recente investito nel settore femminile e che verranno retrocessi.

Intervistato dall'emittente francese, Virgile Caillet, delegato generale del sindacato Union Sport & Cycle, dice che "la posta in gioco economica del calcio maschile è vitale per la sopravvivenza di club e leghe professionistiche. Ma non è affatto il caso del calcio femminile, che non ha la stessa posta in gioco economica, soprattutto in termini di diritti televisivi. Quindi non c'è 'bisogno' di così tanta fretta per le donne. La scusa è stata presto trovata".

L'eccezione tedesca

Il campionato tedesco è quello che ha ricominciato prima di tutti, il 29 maggio scorso. La Frauen-Bundesliga ha potuto riprendere nella stessa data anche grazie ad una vera e propria colletta tra i club maschili di 2 milioni di euro per permettere alle squadre femminili di pagare i tamponi e altri costi legati alla pandemia.

Uno dei problemi per le calciatrici è stata la necessità di osservare sette giorni di quarantena prima del calcio d'inizio. "Molte giocatrici hanno un lavoro e hanno dovuto chiedere le ferie", ha detto la difensore del Friburgo e della nazionale israeliana, Sharon Beck, all'emittente regionale tedesca SWR.

L'allenatore dell'Hoffenheim Jürgen Ehrmann non ha partecipato alla partita contro il Bayern Monaco perché impegnato nella sua attività principale, quella di insegnante. "Gli studenti stanno affrontando gli esami finali, e a causa della situazione attuale non ci sono abbastanza docenti".

"Dopo mesi di stop, ci sono milioni di fan affamati di calcio, che non vedono l'ora di guardarlo in TV. In Germania hanno avuto da questo punto di vista una mentalità imprenditoriale", conclude Pope.