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Macron perde pezzi

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Macron perde pezzi
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In una Francia immersa nella sua fragile riapertura, il presidente Macron perde la sua maggioranza, con l'uscita di alcuni deputati che vanno a formare un nuovo gruppo (Ecologie, Democratie, Solidarité): non che sia a rischio la presidenza, tantomeno in un sistema semi-presidenziale come quello francese, ma è un altro colpo duro per l'immagine di quel presidente che entrò in guisa di rottamatore, con pochi voti al primo turno delle presidenziali ma con il vento in poppa dal secondo in poi.

Il suo partito, En Marche, aveva 314 seggi, un'ampia maggioranza assoluta. Da oggi ne ha 288, uno meno della maggioranza. Può contare su due alleati stabili, il MoDem di François Bayrou e Agir, il gruppo degli ex repubblicani che erano stati espulsi dalla destra all'opposizione per aver appoggiato la maggioranza presidenziale.

Fatto sta che dal caso Benalla fino alla lunga - e non conclusa - protesta dei gilet gialli, e poi le manifestazioni contro la riforma delle pensioni - che è stata poi fatta passare in Parlamento con una sorta di voto di fiducia quando già venivano vietate le proteste di piazza, per poi rinviarne l'entrata in vigore - la popolarità di Macron è andata scemando, a tutto vantaggio del per ora fedelissimo Primo Ministro Edouard Philippe. Sempre più ingombrante, pare. Tanto che la stampa transalpina parla di tensioni tra i due e di un addio già fissato a metà luglio. C'è chi dice che i dissidi siano dovuti allamaggior prudenza di Philippe, mentre Macron tenderebbe a voler riaprire tutto subito; e chi invece parla di reazioni ai sondaggi. Ma tra mezze smentite e mezze conferme, quello che si sa è che da oggi Macron non potrà più fare da solo, e dovrà contare sugli alleati.

Il nuovo gruppo, dal canto suo, si dice indipendente: centro-sinistra ambientalista, né maggioranza né opposizione: "voteremo quello che ci piace e bocceremo il resto", avvertono.