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Come l'Ue prepara la diga per respingere la seconda ondata del Covid

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Come l'Ue prepara la diga per respingere la seconda ondata del Covid
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Ripartenza ma con i freno a mano tirato, perché una seconda ondata di contagi sembra davvero inevitabile. Il covid-19 è atteso di nuovo dopo l'estate.

Sulla base degli studi delle precedenti pandemie, gli esperti sono quasi certi che anche questa volta il virus tornerà.

Stefan de Keersmaecker, portavoce della Commissione europea, prende già le preacuzioni e annuncia:

"Gli Stati membri sono invitati a prepararsi a un'eventuale seconda ondata di contagi, e a sviluppare i sistemi già esistenti per la diagnosi e la tracciabilità del virus. La Commissione continuerà a coordinare, attraverso il centro per la prevenzione e il controllo delle malattie. Il Covid-19 può tornare anche negli Stati dove la prima ondata è stata gestita in modo esemplare. "

I Paesi Ue sono quindi incoraggiati a riprendere le attività gradualmente e con lo sguardo costantemente fissato sui dati dei contagi.

L'europarlamento chiede che l'Unione europea assuma più responsabilità in materia di salute. Jytte Guteland, un'eurodeputata socialista svedese, dice:

"Credo che in questo periodo sia prioritario per gli Stati membri prepararsi a una nuova ondata di contagi. Lo sappiamo tutti. Ma non appena ci sarà l'occasione, bisognerà affrontare la questione delle riforme necessarie per affrontare il futuro. Credo davvero che gli Stati debbano delegare molte competenze sulla sanità all'Unione europea. Per affrontare meglio eventuali nuove pandemie in futuro."

In Germania, le autorità hanno fissato un limite di 50 nuove infezioni a settimana per 100.000 abitanti, prima di reintrodurre un eventuale confinamento.

Secondo la comunità scientifica tedesca, per affrontare al meglio la fase 2, ogni Paese dovrebbe avere sufficienti posti in terapia intensiva per potenziali pazienti Covid, pre-calcolando quella parte di popolazione affetta da patologie pregresse.

Per il Dr. Klaus Cichutek, del Paul-Ehrlich-Institut, bisogna afferrare il fattore tempo:

"Dobbiamo approfittare di questo momento per trovare quantomeno delle terapie efficaci, cosa che il nostro istituto fa, così come molti altri centri di bio-medicina in diversi Paesi. La soluzione definitiva, come è noto è il vaccino, ma per quello ci vuole più tempo."

Per gli esperti, la seconda ondata non è una questione di se, ma semplicemente di quando. Lo stato d'allerta quindi deve essere totale.

Almeno, questa volta non dobbiamo concedere al Covid-19 il vantaggio dell'effetto sorpresa, dice Cichutek:

"I governi sanno bene che la seconda ondata ci sarà, per questo devono tenere sotto controllo il tasso di contagi e reimporre nuove restrizioni e chiusure quando si è in presenza di un aumento significativo dei casi. In questo scenario non siamo davvero autorizzati a rilassarci. Ammenoché il virus non scompaia. Ma questo, come sappiamo, non è possibile".