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Coronavirus, 12 milioni di nuovi disoccupati in Europa

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Coronavirus, 12 milioni di nuovi disoccupati in Europa
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Per molti la ripartenza dopo il lockdown significa tornare a lavoro, ma per circa 12 milioni di persone in Europa potrebbe significare doversene cercare uno nuovo.

Efi Kotsoukosta di euronews ne ha parlato con il Commissario europeo per il lavoro e i diritti sociali, Nicholas Schmit.

Commissario, l'Organizzazione internazionale del lavoro stima che in Europa potrebbero perdersi quasi 12 milioni di posti di lavoro a tempo pieno a causa di questa crisi, cosa si può fare per recuperarli?

Nicholas Schmit: “In primo luogo, penso che dobbiamo mantenere quante più persone possibile nella loro attuale occupazione. Questo è ciò che cerchiamo di fare attraverso lo strumento della cassa integrazione e mi auguro che il fondo SURE possa essere adottato molto presto.

In secondo luogo, dobbiamo preparare la ripresa. Dobbiamo essere forti per riavviare la nostra economia il più presto possibile osservando ovviamente le nuove regole sanitare.

Come Commissione europea, in tutti i nostri piani di ripresa, raccomandiamo davvero cautela e un ritorno progressivo alla normalità che vuol dire che non si possono sollevare le restrizioni tutte insieme se vogliamo garantire la salute pubblica. Quindi non possiamo azzardare nessuna data per la ripresa, ci vorrà ancora un po' di tempo."

Tra i più colpiti dal coronavirus ci sono l'Italia e la Spagna, due paesi a forte vocazione turistica. Per loro la pandemia avrà sicuramene delle ripercussioni economiche più gravi.

Nicholas Schmit: “È chiaro che questi due paesi avranno dei costi piuttosto pesanti da sostenere. Ciò significa che in Europa dobbiamo predisporre degli aiuti efficaci per supportare Spagna e Italia che non hanno nessuna colpa né di essere stati investiti dal virus e tantomeno di avere un'industria turistica economicamente strategica.”

Cosa intende per solidarietà? Recentemente tutti parlano di solidarietà ma vogliono dire cose diverse.

Nicholas Schmit: “Il punto è che dobbiamo essere tutti consapevoli che le difficoltà di uno stato diventano molto rapidamente le difficoltà di tutti. Grazie alla moneta unica siamo tutti sulla stessa barca. Dobbiamo uscire da queste difficoltà in modo coordinato e solidale. Se non lo faremo, rischiamo di mettere a repentaglio l'intero progetto europeo e questo spero davvero che nessuno lo voglia.”