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La pandemia negata in Bielorussia e Messico

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La pandemia negata in Bielorussia e Messico
Diritti d'autore  Sergei Grits/ Associated Press
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L'Europa chiude per coronavirus, ma c'è un'eccezione. La Bielorussia si rifiuta infatti di fermare il Paese per arginare la diffusione del Covid-19.
L'ex repubblica sovietica ha dichiaro finora solo 88 casi di contagio e nessun decesso. Dall'inizio dell'epidemia, il presidente Alexander Lukashenko, si è opposto alle serrate: i campionati di calcio e hockey continuano a riempire gli stadi e i locali sono rimasti aperti.
All'ingresso degli impianti sportivi, che vengono disinfettati due volte al giorno, viene controllata la temperatura dei tifosi. La televisione russa Match TV ha acquistato i diritti dell'ormai unico campionato ancora in piedi e l'ex star locale Aliaksandr Hleb ha invitato sulla stampa tedesca Messi e Cristiano Ronaldo a unirsi al campionato bielorusso (AGI).
Il presidente Lukashenko ha bollato la pandemia globale come "psicosi". Lavoro, vodka e sauna: questo serve per contrastare l'avanzata del coronavirus, secondo il capo di Stato bielorusso.

In America è invece il Messico a vivere la congiuntura sanitaria senza blocchi rigidi: la gente continua a uscire, nonostante le raccomandazioni spese dal presidente Andrés Manuel López Obrador. Appelli dell'ultima ora perché, sino a pochi giorni fa, Obrador moltiplicava gli inviti a continuare a lavorare.

Nel tweet: "Il popolo del Messico è fatto per resistere alle avversità e andare avanti".
“Ci stiamo preparando, - ha detto il presidente - non bisogna spaventarsi né anticipare le misure restrittive”.