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Il ritorno dello stato nell'economia. Ecco la novità del Covid-19

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Il ritorno dello stato nell'economia. Ecco la novità del Covid-19
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L'economia ai tempi del virus diventa economia di guerra: decisioni centralizzate per la gestione delle risorse, possibilità di requisizioni da parte delle autorità. e repentine interruzioni della produzione. Non solo per mettere al sicuro i lavoratori, ma anche per far fronte a un inevitabile crollo della domanda.

Come nel caso dell'industria automobilistica. I giganti dell'auto francesi e italiani hanno chiuso parzialmente le catene di montaggio. Il telelavoro non è sufficiente per coprire il fabbisogno nell'industria. Ma una dele grandoi caratteristiche delle economie di guerra è anche l'emissione di titoli di stato per coprire l'impennata della spesa pubblica.

Ecco perchè il presidente della repubblica francese, Emmanuel Macron ha solennemente detto che: "adottiamo un dispositivo straordinario per dilazionare nel tempo le tasse e gli oneri sociali e ritardare le scadenze bancarie. Ci saranno garanzie statali fino a 300 miliardi per tutti i debiti con le banche".

Il ministro transalpino delle finanze, Bruno Le Maire, segue il Capo dell'Eliseo e twitta che non solo c'è una guerra contro il coronavirus, ma anche una guerra economica e finanziaria.

Il termine guerra non è scelto a caso. infatti, è la circostanza che legittima lo stato a prendere il mercato per la sua mano invisibile. anche perchè il virus si è rivelato letale per tutte le compagnie aeree mondiali. e molte non sopravviveranno senza i soldi pubblici

il convitato di pietra dell'economia a debito è la Germania. Gli stati dovranno spendere parecchio, ma sulla sospensione del Patto di stabilità non c'è chiarezza. Mentre da Berlino Angela Merkel ha deciso di dare una copertura a suon di centinaia di miliardi di euro all'emissione di titoli di stato, per coprire le spese causate dalla crisi in Germania, da Francoforte, lato Bundesbank, sembrano meno empatici sulla malasorte toccata all'Italia.

C'è infatti chi mormora che i ventriloqui della capa della Bce, Christine La Garde, in tema di differenziale sui tassi d'interesse venissero dalle alte sfere della Banca centrale tedesca. La quale, già che si trova sulle rive del Meno, ama mormorare qualche suggerimento al consiglio direttivo della Bce. Ecco perchè la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, tedesca pure lei è intervenuta suggerendo comprensione nei confronti dell'Italia. Voleva mitigare il dogmatismo monetarista che in questo momento potrebbe soffocare definitivamente l'Unione europea.