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Romania: viaggio nei Carpazi, cuore della mafia del legno

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Romania: viaggio nei Carpazi, cuore della mafia del legno
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Quelle dei Carpazi sono tra le ultime grandi foreste vergini d'Europa. Il nord della Romania è il cuore di quella che qui viene chiamata la mafia del legno.

La contea di Suceava è una delle più colpite dal traffico illegale che uccide gli alberi, ma a volte anche gli uomini.

Secondo un studio dell'anno scorso ogni anno nelle foreste rumene vengono tagliati illegalmente circa 20 milioni di metri cubi di legno, più della quantità in commercio legalmente. Una parte del legno rubato finisce sul mercato europeo.

Chi prova ad opporsi a questo sistema illegale viene minacciato e picchiato, in alcuni casi ucciso. Stando a Romsilva, l'ente nazionale per la gestione delle foreste, dal 2014 sono state aggredite fisicamente 185 guardie forestali. Sei di loro sono state uccise, di cui due recentemente.

Per le autorità si tratta di regolamenti di conti personali. Ma coloro che osano denunciare il sistema che sta dietro al disboscamento illegale parlano di vere e proprie rappresaglie.

Una guardia forestale che ha provato ad opporsi a questo sistema, ricevendo delle minacce, ci ha spiegato come funziona il sistema. Premessa necessaria: la legge consente di tagliare, raccogliere e vendere solo gli alberi già a terra, sradicati, malati o secchi. Le autorità marcano questi alberi e li inseriscono in un inventario.

"Il processo - ci dice la guardia forestale - comincia con la pubblicazione dell'inventario dei lotti di alberi in vendita. L'imprenditore partecipa a una gara d'appalto e acquista un certo volume di legname. E qui entra in gioco il mercato nero: l'imprenditore si accorda un ingegnere che va nel bosco e segna alcuni alberi che non dovrebbero essere in nessun inventario. La quantità sarà maggiore di quella inizialmente dichiarata, quindi nei libri i volumi saranno falsificati. Le guardie forestali sorvegliano ma a volte anche loro vendono il legno sul mercato nero".

Cristian Gafincu, responsabile locale di Romsilva, esclude categoricamente che le sue squadre siano complici del traffico. "Non sappiamo perché ci accusino - dice a Euronews - ci sono persone che vanno nelle foreste prima di noi, tagliano gli alberi e poi dicono che sono stati i forestali a preparare quegli alberi per il disboscamento illegale: questo comportamento ha creato una tendenza nei media, che ora danno la colpa ai noi".

Al contrario di Gafincu, Mihai Gasparel, capo delle guardie forestali della contea di Suceava, non nega il coinvolgimento dei forestali: "L'aspetto più delicato del disboscamento illegale è quando avviene sotto l'apparenza della legalità. Il legno può essere riciclato raddoppiando i carichi, falsificando i documenti o i permessi di raccolta per le aree dove non ce n'è abbastanza. Ci sono anche casi in cui i forestali non si comportano correttamente. Il problema è che questo tipo di atti è difficile da dimostrare".

Le autorità rumene indagano da tempo. Nel mirino c'è una vasta rete che coinvolge commercianti, trasportatori, personale forestale e funzionari pubblici.

Il giro d'affari del mercato nero è stimato in un miliardo di euro all'anno. Una perdita enorme per il fisco rumeno.

Lo scorso febbraio la Commissione europea ha inviato alla Romania una diffida formale, minacciando sanzioni se il governo non metterà fine allo sfruttamento illegale delle foreste.