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Le discriminazioni delle nuove leggi britanniche sull'immigrazione

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Le discriminazioni delle nuove leggi britanniche sull'immigrazione
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Dal 1 gennaio 2021 la Gran Bretagna chiuderà le frontiere a tutti gli effetti. Da allora per entrare nel paese bisognerà chiedere un’autorizzazione via web almeno tre giorni prima di partire per ottenere un visto elettronico della durata di tre mesi. Mentre si complicano i rapporti con tutti certe comunità che vantano una storica emigrazione verso il Regno Unito sconteranno non poche difficoltà.

Gli emigrati polacchi

Nel loro tempo libero alcuni emigrati polacchi in Gran Bretagna praticano le loro danze tradizionali in un locale londinese. I polacchi sono la più grande comunità di migranti nel Regno Unito. 800.000 persone molte delle quali svolgono mansioni spesso poco qualificate e poco retribuite come la cura dei bambini o degli anziani. Le nuove leggi sull'immigrazione dal prossimo gennaio impediranno a persone come loro di venire a lavorare nel Regno Unito perché dovrebbero poter vantare un guadago minimo annuo di 25.600 sterline.

L'integrazione all'interno delle famiglie inglesi

“Qui a Chelsea, case come queste alle mie spalle costano anche otto milioni e mezzo di sterline, ma ospitano anche lavoratori esteri che sono tate, badanti, personale spesso qualificato ma mal pagato. E sono soprattutto donne", spiega la nostra corrispondente da Londra Victoria Smith. "Purtroppo il governo non riconosce le competenze che abbiamo per svolgere lavori di assistenza sociale come competenze utili per il sistema di immigrazione a punti - aggiunge Karolina Gerlich, tra le fondatrici della National Association of Care and Support Workers - le qualifiche accademiche non sono necessariamente utili per fare un ottimo lavoro da assistente sanitario. Ciò di cui hai bisogno sono le abilità che hai sviluppato come essere umano che dimostra empatia”.

Lavoratori che contribuiscono all'economia britannica

Neila Barreras è un ex dirigente filippina. Fa la bambinaia e la donna delle pulizie. Lavora nel Regno Unito da 14 anni. Riconosce di aver assicurato il buon funzionamento della vita familiare delle persone presso le quali ha lavorato ed è cosciente della grande utilità sociale dei suoi compiti. Tuttavia in tanti sostengono che le nuove leggi sulla base della retribuzione sono discriminanti e il sistema di assistenza sociale ne soffrirà. Lo ammettono anche certi funzionari statali. Eppure il Ministero degli Interni inglese dichiara di tenere in conto l'impatto delle nuove leggi ma non si ritiene che l'immigrazione sia la soluzione per riempire i posti vacanti nel settore dell'assistenza alle persone. Intanto è stata lanciata una campagna di reclutamento prima che le nuove leggi entrino in vigore nel 2021. La nuova legislazione sull'immigrazione nel Regno Unito discriminerà soprattutto le donne che vogliono lavorare in Gran Bretagna.