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Brexit: Londra ammaina la bandiera europea

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Brexit: Londra ammaina la bandiera europea
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DANIEL LEAL-OLIVAS / AFP
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Luci rosse, bianche e blu proiettate su Downing Street insieme a un conto alla rovescia che, dopo aver raggiunto lo zero, segna la fine di 47 anni di appartenenza del Regno Unito all'Unione europea. Alle 23 di ieri sera Londra è uscita dall'Unione.

Migliaia di persone hanno festeggiato l'uscita in Piazza del Parlamento, dove il gruppo euroscettico Leave Means Leave, sostenuto dall'ormai ex eurodeputato Nigel Farage, ha organizzato la più grande festa della giornata.

Tolga AKMEN / AFP

Gli europeisti in lacrime

Verso le tre del pomeriggio, un centinaio di europei hanno iniziato ad arrivare vicino a Downing Street

"È un giorno triste, non importa da che parte stai", dice una londinese, Anne. "Penso che siamo tutti preoccupati per dicembre e per la possibilità che non ci sia accordo. E penso che sarà una strada lenta in cui si renderanno conto di cosa significhi davvero Brexit, quelle persone che ancora non lo hanno capito ", aggiunge.

Dicembre è la data in cui termina il periodo di transizione di undici mesi, che inizia questo 1 ° febbraio, un periodo di grazia in cui il Regno Unito continuerà ad essere integrato nelle strutture dell'UE nonostante l'uscita dei sui rappresentanti da tutte le istituzioni europee.

Consiglio, commissione ed europarlamento senza britannici

"Siamo e lavoreremo per restare in buoni rapporti, quelli costruiti in oltre 40 anni di comunione di intenti". I tre pilastri dell'Unione europea - Parlamento, Commissione e Consiglio - per voce dei rispettivi rappresentanti, tracciano la road map del divorzio sel secolo. Che non cambia l'agenda delle priorità: "Non c'è dubbio che le sfide che l'Europa deve affrontare e le opportunità che può cogliere non siano cambiate a causa di Brexit - dice la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen - vogliamo avere il miglior rapporto possibile con il Regno Unito, ma non sarà mai buono come quand'era Stato membro".

Nel tweet di von der Leyen: "_Lunedì, la @EU_Commissione presenterà la sua proposta di negoziato. Vogliamo la migliore collaborazione possibile con il Regno Unito. Ma è chiaro che ci sarà sempre una differenza. Appartenere all'Unione Europea conta. L'Unione è una fonte di forza_".

L'ipotesi di qualche frizione post Brexit è contemplata, dipende dai negoziati che partiranno da febbraio. Ne parla Charles Michel, presidente del Consiglio europeo: "Come Unione Europea, vogliamo mantenere il più stretto rapporto possibile con la Gran Bretagna e naturalmente spetta a noi essere chiari su questo argomento".

Più la Gran Bretagna decide di allontanarsi dagli standard europei, meno avrà accesso al mercato interno
Charles Michel, presidente del Consiglio europeo

Nel tweet di Michel: "Non è mai un momento felice quando qualcuno se ne va, ma stiamo aprendo un nuovo capitolo. Dedicheremo tutte le nostre energie alla costruzione di una #UE più forte e ambiziosa. Con 27 democrazie forti, valori forti, libertà, 22 milioni di imprese e il più grande mercato unico. #Futuro dell'Europa".

Il cenno ai futuri accordi commerciali è una delle linee di discrimine ma non l'unica, come sottolinea il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli: "È una giornata che entrerà nella storia dell'Ue e che consentirà a noi, alle nostre istituzioni e ai nostri Paesi di ritrovarci davvero molto uniti e molto orgogliosi della difesa di uno spazio così importante e vitale".

Nel tweet di Sassoli: "La domanda fondamentale degli ultimi tre anni è: perché così tante persone vogliono dividerci? In un mondo senza regole i più deboli sono esclusi e solo i più forti prevalgono. Noi dell'Unione Europea non vogliamo questo".

Spazio vitale e importante anche per chi lo lascia. La parata degli europarlamentari pro Brexit è il segno di un percorso, importante, giunto al termine nella sua fase di rottura. Quella di proposta inizia da domani e durerà sino a dicembre 2020: 11 mesi in cui Regno Unito e Ue devono trovare gli estremi per un nuovo rapporto in termini di scambi commerciali e di sicurezza. I nodi da sciogliere sono però diversi e riguardano anche cooperazione giudiziaria, istruzione, energia.

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