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Iraq, Usa uccidono un generale iraniano. Teheran: "Atto di terrorismo"

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L'attacco statunitense all'aeroporto di Baghdad che ha ucciso il generale iraniano Qassem Soleimani, 62 anni, ed altre sette persone rischia di far ripartire il conflitto armato in tutto il Medio Oriente.

Il blitz segue l'avvertimento del ministro della Difesa, Esper, dopo giorni di manifestazioni ed atti di guerriglia davanti all'ambasciata Usa per protesta contro i bombardamenti sulle milizie sciite.

Secondo le ricostruzioni iniziali, Soleimani e un suo collaboratore, Mohammed Ridha, erano da poco atterrati e stavano salendo su una delle due auto che li attendeva quando l'attacco è stato sferrato.

L'Iran parla di Usa e Israele responsabili di un atto di terrorismo internazionale e promette reazioni, mentre i mercati petroliferi in Estremo Oriente hanno segnato forti aumenti del prezzo del barile. Intanto, Teheran ha già nominato il successore di Soleimani: si tratta di Ismail Ghaani.

Oltre al generale Soleimani, l'altra grande figura uccisa dal raid è Abou Mehdi al-Mouhandis, luogotenente del generale per l'Iraq. Entrambi colpiti dalle sanzioni americane, verranno sepolti martedì. Sono stati dichiarati tre giorni di lutto nazionale.

La loro eliminazione ha scatenato immediate reazioni in tutto il Medio oriente. Qassem Soleimani, una delle figure chiave dell'Iran, era molto vicino alla Guida suprema, l'ayatollah Ali Khamenei, e considerato da alcuni il potenziale futuro leader del Paese. Il raid statunitense sarebbe stato condotto da un drone e ordinato da Donald Trump cosa che rischia di portare alle stelle la già alta tensione fra Stati Uniti e Iran, ma prima di tutto nel'insieme del Medio Oriente.

Soleimani era al comando delle brigate Qods, un’unità leggendaria che ha avuto un ruolo decisivo nei conflitti della regione. Ha animato la seconda fase dell’insurrezione anti-americana in Iraq, ha armato hezbollah contro Israele, ha pilotato la repressione del regime di Damasco contro la rivolta. Poi ha indirettamente collaborato con i suoi storici nemici americani per riuscire a sconfiggere lo Stato islamico. Più volte chiamato in causa come mente di attentati contro bersagli israeliani e statunitensi, era sempre sfuggito ai tentativi di eliminarlo o catturarlo: l’ultimo poche settimane fa.

L'Ira di Teheran

La reazione iraniana è immediata, con Teheran che fa sapere che ci saranno ritorsioni. Il ministro degli esteri iraniano Javad Zarif scrive cosi' in un tweet repentino: "L'atto terroristico internzionale degli USA assassina il generale Soleimani, l'elemento più efficace nella lotta contro Daesh (ISIS), Al Nusrah, Al Qaeda e altri - si tratta di una folle escalation. Gli Stati Uniti hanno la responsabilità di tutte le conseguenze di questa avventura da canaglie ".

Per Washington Soleimani era un criminale

"Il generale Soleimani stava mettendo a punto attacchi contro diplomatici americani e personale in servizio in Iraq e nell'area", afferma il Pentagono confermano il raid e assumendosene la responsabilità. "Il generale Soleimani e le sue forze Quds sono responsabili della morte di centinaia di americani e del ferimento di altri migliaia", aggiunge il Pentagono, precisando che il generale iraniano è stato anche il responsabile degli "attacchi contro l'ambasciata americana a Baghdad negli ultimi giorni". Il raid punta a essere un "deterrente per futuri piani di attacco dell'Iran. Gli Stati Uniti continueranno a prendere tutte le azioni necessarie per tutelare la nostra gente e i nostri interessi del mondo", mette in evidenza il Dipartimento della Difesa.

Dagli annunci ai fatti

L'attacco americano segue l'avvertimento lanciato dal ministro della Difesa, Mark Esper, dopo le tensioni degli ultimi giorni con ore e ore di guerriglia e diversi tentativi di penetrare il compound che ospita la sede diplomatica Usa nella capitale irachena, la cui torretta all'ingresso principale era stata data alle fiamme. La dichiarazione del Pentagono arriva dopo ore di confusione, fra voci che si rincorrevano e nessuna rivendicazione della responsabilità.

Trump con la bandiera

Trump, avvolto nel silenzio, si è limitato a twittare una foto della bandiera americana prima che il ministero della Difesa uscisse alla scoperto. Quando la televisione irachena ha annunciato la morte del generale Soleimani si è iniziato a immaginare che gli Stati Uniti potessero essere dietro al raid, nel quale ha perso la vita anche Abu Mahdi al-Muhandis, il numero due delle Forze di mobilitazione Popolare (Hashd al-Shaabi), la coalizione di milizie paramilitari sciite pro-iraniane attive in Iraq. La Guardia Rivoluzionaria iraniana, confermando la morte di Soleimani, afferma che il generale è stato ucciso da un attacco sferrato da un elicottero americano. Secondo le ricostruzioni iniziali, Soleimani e Mohammed Ridha, il responsabile delle public relation delle forze pro-Iran in Iraq, erano da poco atterrati all'aeroporto internazionale di Baghdad ed entrati in una delle due auto che li attendeva quando l'attacco è stato sferrato.

Le trappole interne ed esterne della politica estera

L'attacco è seguito al lancio di tre razzi all'aeroporto. L'uccisione di Soleimani rischia di avere ripercussioni profonde nei rapporti tesi fra Washington e Teheran, in Medio Oriente ma anche negli Stati Uniti. Non è infatti chiaro se Trump abbia o meno avvertito qualcuno in Congresso dell'attacco. Se non lo avesse fatto, il rischio per il presidente è quello di aprire un nuovo fronte di scontro oltre a quello dell'impeachment e innervosire anche alcuni senatori, che potrebbero fargli mancare il loro appoggio in Senato per il processo per la sua messa in stato di accusa.

L'Europa chiede moderazione

Le reazioni dei leader europei sono sulla stessa linea, quella della moderazione. In un’intervista a RTL la sottosegretaria di Stato francese Amélie de Montchalin ha detto che la Francia continuerà a lavorare per la stabilità. “Ci siamo svegliati in un mondo più pericoloso. L'escalation militare è sempre pericolosa. È pericolosa ovunque, e per tutti i motivi, ed è per questo che la Francia lavora e cerca sempre condizioni di stabilità. Continueremo a farlo".

Moderazioni e prudenza, le ha fatto eco la viceportavoce del governo tedesco, Ulrike Demmer: "L'azione americana è una reazione a tutta una serie di provocazioni di cui è responsabile l'Iran. Siamo a un punto di escalation pericoloso e ora tocca a noi contribuire a una de-escalation con prudenza e moderazione".

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