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I 43 studenti spariti i cui corpi non sono neanche nelle discariche

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I 43 studenti spariti i cui corpi non sono neanche nelle discariche
Diritti d'autore  AP
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Ecco l'ultima marcia organizzata dai parenti dei 43 studenti scomparsi nel nulla 5 anni fa in Messico. Allievi dell’Istituto magistrale di Ayotzinapa che per certe lobby erano studenti troppo socialmente avvertiti e quindi finiti nel calderone dei 40.000 scomparsi nel paese centroamericano di questi tempi.

I parenti degli studenti e i loro sostenitori hanno marciato giovedì verso una chiesa di Città del Messico per partecipare ad una funzione che chiedeva il ritorno dei loro cari. Esidendo striscioni con le foto degli studenti scomparsi, i manifestanti si sono diretti verso la Basilica della Vergine di Guadalupe, dove il vescovo Salvador Rangel Mendoza di Chilpancingo ha guidato le preghiere.

Il buio sul destino di troppi

Per Vidulfo Rosales Sierra, uno dei legali che supporta la battaglie delle famiglie delle vittime, "gli studenti non furono portati a Cocula ma in altre cittadine dove sono poi stati divisi in vari gruppi".

Depistaggi e torture inutili

Dopo inchieste fasulle, coperture, depistaggi, arresti illegali il nuovo presidente López Obrador si è impegnato a fare chiarezza. Intanto i frammenti ossei carbonizzati, trovati in una discarica, erano stati abbinati a un solo degli studenti di Ayotzinapa. Molto controverse anche le inchieste sulle 142 persone arrestate e torturate con risultati del tutto inefficaci per il raggiungimento della verità.

Una nuova volontà di fare chiarezza

Nei primi 10 mesi in carica, il governo messicano ha creato una commissione speciale e un’unità speciale all’interno della procura generale. Inoltre, il sottosegretario per i Diritti umani ha annunciato che il Messico accetterà la competenza del Comitato sulle sparizioni forzate delle Nazioni Unite che potrà dunque esaminare casi di sparizione nel paese.