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Iraq, ecco i resti assiri tornati alla luce grazie a una missione italiana

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Iraq, ecco i resti assiri tornati alla luce grazie a una missione italiana
Diritti d'autore  Alberto Savioli per LoNap
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Una sfilata di statue raffiguranti divinità assire, portate in processione da animali mitologici: siamo in Iraq settentrionale, nella regione del kurdistan iracheno, e a ritrovare questi dieci enormi pannelli contenenti rilievi rupestri risalenti probabilmente al 700 avanti Cristo , è stata una missione archeologica dell'università di Udine, guidata dal professor Daniele Morandi Bonacossi, che ha in qualche modo rotto uno stallo secolare nell'attività della regione.

"Si tratta in effetti di un ritrovamento eccezionale - spiega Bonacossi - innanzitutto perché i rilievi rupestri assiri sono estremamente rari. Gli ultimi nell'Iraq settentionale furono scoperti poco meno di 2 secoli fa, dal console francese a Mosul, nel 1845 crica. Estremamente importante, poi - continua il Professore - è il fatto che questi rilievi sono stati scoperti nel loro contesto originario".

Tale contesto è un canale di irrigazione lungo all'incirca sette chilometri, che la squadra ha ribattezzato "canale di Faida". "Si trattava di un canale di irrigazione - continua Bonacossi - scavato nella roccia, sulla cui sponda erano stati scolpiti questi pannelli a bassorilievo che raffigurano una processione di statue dedicate alle maggiori divinità assire, poggiate a loro volta sul dorso degli animali che in qualche modo simboleggiavano queste divinità".

Le figure divine impresse sui pannelli raffigurano Assur, il principale dio del pantheon assiro, la sua consorte Mullissu, il dio della Luna, Sin, quello della Sapienza, Nabu, il dio della Tempesta, Adad, e la temibile Ishtar, dea dell'Amore e della Guerra su un leone.

I rilievi fanno parte delle centinaia di siti archeologici che la squadra di Bonacossi - con il progetto "Terre di Ninive" - ha individuato e mappato nella regione: ma gli scavi hanno dovuto attendere per sette anni, perché nel frattempo a una manciata di km di distanza si è insediato l'autoproclamato Stato islamico.

"Il sito - spiega Bonacossi - sorgeva veramente molto vicino al fronte, a soli 20 km di distanza. E quindi abbiamo ritenuto non opportuno scavare, perché naturalmente sottoterra i rilievi erano protetti da qualsiasi forma di distruzione, non soltanto da parte di Daesh ma anche da vandali o scavatori clandestini, che in tutto il mondo attentano al patrimonio culturale e in questo il Kurdistan non fa eccezione".

E di pannelli come questi, sottoterra, Bonacossi è certo ce ne siano ancora molti. Obiettivo della sua squadra ora è di riprendere gli scavi per il 2020