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La (scarsa) performance climatica di Italia e Unione europea

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The cityscape is covered with air pollution in Seoul, South Korea, Tuesday, Dec. 10, 2019.(AP Photo/Ahn Young-joon)
The cityscape is covered with air pollution in Seoul, South Korea, Tuesday, Dec. 10, 2019.(AP Photo/Ahn Young-joon)
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Perde ancora posizioni l'Unione europea nella classifica delle performance climatiche - meglio nota come Climate Change Performance Index 2020 (CCPI) -, presentata questo martedì a Madrid, in occasione della Cop25. Dalla 16esima delIo scorso anno, alla 22esima. ll rapporto - realizzato da Germanwatch, Can e NewClimate Institute - analizza i dati di 57 Paesi, più l'Unione Europea nel suo complesso, che insieme rappresentano circa il 90% delle emissioni globali.

Il CCPI si basa per il 40% sul trend delle emissioni, per il 20% sullo sviluppo sia delle rinnovabili che dell’efficienza energetica e per il 20% sulla politica climatica.

Nessun Paese nella top three

"I primi tre posti sono ancora liberi, poiché nessuno dei Paesi sta facendo abbastanza per raggiungere gli obiettivi dell'accordo sul clima", spiega Christoph Bals, direttore della ong Germanwatch.

Dato che nessuno dei Paesi presi in considerazione ha limitato l'aumento di temperatura a 1.5° C (rispettando quindi gli obiettivi posti dell’Accordo di Parigi), si parte quindi dalla quarta posizione, occupata ancora dalla Svezia, seguita da Danimarca (+10 posizioni rispetto al CCPI 2019) e Marocco. Ottima la performance dell’India, nona grazie alle basse emissioni pro-capite e al considerevole sviluppo delle energie rinnovabili.

Fanalino di coda, gli Stati Uniti di Donald Trump, che ha spesso definito "bufala" il cambiamento climatico. Gli Usa "soffiano" l'ultima posizione all'Arabia Saudita, preceduta da Taiwan, Corea del Sud e Iran.

L'Italia perde ancora posizioni e scende al 26esimo posto. Era 16esima solo due anni fa. "Bisogna invertire subito la rotta", ha fatto sapere Legambiente, che ha collaborato alla stesura del rapporto.

Cosa preoccupa maggiormente i giovani?

E i cambiamenti climatici (41%) sembrano essere il tema che più preoccupa i giovani, come si evince da un report indipendente, di Amnesty International. Nel sondaggio, al quale hanno partecipato ragazzi dai 18 ai 25 anni, l'inquinamento (36%) è la seconda maggior preoccupazione, seguita poi dal terrorismo (31%).

Più della metà (54%) di coloro che hanno partecipato al sondaggio è d'accordo su una cosa: i responsabili per questo disastro globale sono i governi.