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Polemiche per i 13 militari francesi morti: "Presenza militare necessaria in Mali"

Polemiche per i 13 militari francesi morti: "Presenza militare necessaria in Mali"
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REUTERS/Benoit Tessier/File Photo
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La Francia paga a caro prezzo il suo desiderio di controllare la situazione geopolitica delle proprie ex colonie, come ad esempio il Mali.

Un minuto di silenzio al Parlamento francese per ricordare i 13 soldati francesi morti nello scontro tra due elicotteri in Mali.

I militari erano impegnati in un'operazione anti-jihadista, come rende noto l’Eliseo, precisando che i due velivoli stavano volando a bassa quota. Ora sarà comunque un'inchiesta a chiarire le circostanze precise di questa tragedia.

La collisione tra un elicottero d'attacco Tiger e un elicottero Cougar si è verificata poco dopo che l'oscurità era scesa sulla regione del Sahel, dove è ancora attivo il sedicente Stato Islamico,

L'Esercito ha confermato il ritrovamento delle scatole nere dei due elicotteri: ora dovranno essere analizzate.

Sette dei morti provenivano dalla stessa base militare, a Pau, tra i Pirenei, nel sud-ovest della Francia, dove colleghi e famigliari si sono stretti in un doloroso silenzio.

Militari della base di Pau: il loro cordoglio per i 13 soldati morti in Mali.

Intanto il presidente francese Emmanuel Macron, ha espresso "profonda tristezza", sottolineando il coraggio di tutti i militari francesi impegnati nel paese africano e la loro "determinazione a continuare la missione".

Parole condivise anche dal Primo ministro Edouard Philippe, che davanti ai parlamentari dell'Assemblea Nazionale, ha sottolineato come l'uso delle forze armate ha sempre un valore politico, deve corrispondere agli obiettivi fissati e deve corrispondere agli interessi della Francia. Interessi che sono definiti dai governi e dal Presidente della Repubblica. E’ una lotta lunghissima, che non ha solo una dimensione militare",

"Senza una presenza militare, senza la capacità di affrontare il nemico, senza la capacità di destabilizzare le sue rotte, le armi, i nascondigli, le riunioni, non possiamo garantire l'opera essenziale di stabilizzazione politica e di sviluppo economico del Mali".
Edouard Philippe
Primo Ministro - Francia

Il padre di una delle vittime esprime il proprio orgoglio per il figlio Romain: morto - dice il padre - facendo un lavoro che amava.
Philippe Salles: "Sapevo che poteva esserci un rischio. Sapevo che poteva effettivamente rischiare la sua vita. Era il suo lavoro, gli piaceva".

Romain Salles, una delle vittime in Mali.

L'operazione "Barkhane" è attualmente la più grande operazione esterna dell'esercito francese con circa 4.500 soldati dispiegati nella fascia sahelo-sahariana, un'area grande quanto l'Europa. I militari operano a sostegno di eserciti nazionali che combattono contro jihadisti affiliati al gruppo di Stato Islamico o ad al-Qaeda.

Barkhane si è succeduta ad agosto 2014 ad un'altra operazione, chiamata Serval, lanciata nel 2013. In totale 38 soldati francesi hanno perso la vita nel corso di entrambe (dieci durante Serval e 28 durante Barkhane).

Era da oltre 30 anni che l'esercito francese non subiva un così pesante tributo di sangue, dall'attacco di Drakkar in Libano del 1983, quando 58 paracadutisti persero la vita.

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