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Iran, cala il vento della protesta, centinaia gli arresti

Iran, cala il vento della protesta, centinaia gli arresti
Diritti d'autore Nazanin Tabatabaee/WANA (West Asia News Agency) via REUTERS
Diritti d'autore Nazanin Tabatabaee/WANA (West Asia News Agency) via REUTERS
Di Simona ZecchiAgenzie
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Sono circa un centinaio i leader delle proteste che sono stati arrestati dalle guardie rivoluzionarie iraniane per le proteste contro il caro benzina dei giorni scorsi

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La desolazione che regna dopo le proteste sedate in Iran è tutta visibile qui, nel servizio che vi proponiamo: immagini di distruzione di luoghi simbolo come banche e attività commerciali, strade ma anche qualche abitazione. Mentre il clima non cessa di scaldarsi, dopo le nuove sanzioni varate da Trump e in arrivo per le censure internet che tuttora persistono in Iran.

Vedi cosa è successo nei giorni scorsi in Iran

Il capo della giustizia iraniana, Ebrahim Raisi, si è scagliato contro coloro i quali "negli ultimi giorni hanno approfittato di ciò che stava accadendo e delle richieste e delle preoccupazioni del popolo.  Chi ha istigato le proteste - ha affermato Raisi -  creato insicurezza e fatto tremare i cuori di donne e bambini, attaccato la proprietà pubblica, loro e i loro mandanti devono sapere che li aspetta una terribile punizione".

Altra "tegola" da parte di Washington poi è quella che vede il governo iraniano condannato da un giudice federale negli Stati Uniti con il risarcimento di 180 milioni di dollari al giornalista del Washington Post Jason Rezaian e la sua famiglia. Rezaian, ex corrispondente del Post a Teheran, è stato detenuto per 18 mesi in Iran durante i colloqui per l'accordo sul nucleare, dopo essere stato prelevato nel luglio del 2014 e confinato. Anche la moglie fu detenuta per due mesi.

Secondo il portavoce di Raisi, inoltre, sono circa un centinaio i leader delle proteste che sono stati arrestati dalle guardie rivoluzionarie iraniane.

Mentre  le violenti proteste scoppiate una settimana fa, dopo il rincaro della benzina sembrano placarsi, dunque, e a seguito della dura repressione delle forze di sicurezza, l'esercito della Repubblica islamica mobilita migliaia di soldati, per simulare un conflitto sul Golfo Persico e lo Stretto di Hormuz, una maxi-esercitazione fatta per testare i nuovi equipaggiamenti e il livello di preparazione a possibili minacce di guerra.

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