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Nessun "crimine di solidarietà": guida alpina che aiutò migranti sulle Alpi assolta in appello

Nessun "crimine di solidarietà": guida alpina che aiutò migranti sulle Alpi assolta in appello
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Foto: cortesia di Pierre Mumber
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Una guida alpina francese accusata di aver aiutato dei migranti nella zona alpina frontaliera tra Francia e Italia è stato assolto dall'accusa di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Il verdetto della corte d'appello di Grenoble è arrivato il 21 novembre.

Pierre Mumber, 55 anni, era stato condannato in primo grado a Gap ad una pena detentiva sospesa di 3 mesi di reclusione per "favoreggiamento dell'ingresso illegale" di stranieri e "aiuto per eludere" un controllo di polizia. L'uomo aveva sempre negato ogni addebito.

In francese si chiamano maraudes, e sono quelle operazioni a cui hanno partecipato centinaia di attivisti e guide di montagna finalizzate a portare assistenza a chi ha più bisogno ed evitare decessi.

Nell'udienza di appello di fine ottobre, i magistrati francesi hanno accettato di prendere in considerazione le riprese di una troupe televisiva italiana presente al Passo del Monginevro il 6 gennaio 2018, data a cui risalgono i fatti. Le immagini contraddicono la versione della polizia, scrivono i magistrati della Corte d'appello nella decisione, visionati da AFP.

La versione di Mumber e dei suoi avvocati, tra cui Amnesty International, è stata che la guida alpina aveva solamente offerto del tè caldo e dei vestiti a quattro africani che avevano sconfinato, provenienti dall'Italia. Tra essi c'era anche una donna nigeriana gravemente ferita.

Secondo l'accusa, che aveva chiesto la conferma della sentenza di primo grado contro l'uomo, incensurato, Mumber avrebbe aperto le porte della macchina della polizia sopraggiunta sul posto per aiutare i migranti a fuggire.

La guida ha sempre sostenuto che gli agenti non hanno detto il vero, "raccontando una storia che non è la mia, dandomi la colpa per cose che non ho fatto", come ha spiegato a _Euronews. _

Nella sentenza su legge che "non ci sono prove a sostegno della convinzione che Pierre Mumber sia intervenuto direttamente per impedire alla polizia di arrestare gli stranieri in situazione irregolare, poiché queste difficoltà di arresto sono chiaramente più legate ai mezzi a disposizione che alla presunta ostruzione".

Caduto anche l'argomento dei tabulati telefonici, sui quali l'Avvocatura Generale aveva fatto affidamento: "Non vi è alcuna prova che Pierre Mumber abbia accompagnato (i migranti) quando hanno attraversato la frontiera".

"Sono soddisfatto del risultato, sono soddisfatto del fatto che in Francia vi sia un minimo di giustizia. Ma ho addosso un sentimento ambivalente, di sollievo ma anche di inquietudine nel constatare che ci si possa trovare in tribunale semplicemente perché delle persone, agenti di polizia, si permettano di fare dichiarazioni e denunce false", la dichiarazione della guida alpina rilasciata a Euronews. "Avevo le prove della mia non-colpevolezza, ma se non le avessi avute, non so come avrei fatto".

"Le marauds continueranno perché purtroppo oggi i diritti non sono necessariamente rispettati al confine, ed è importante essere vigili".

Secondo le ONG locali, circa 200 persone hanno preso parte alle azioni in sostegno dei migranti al confine franco-italiano, contribuendo al salvataggio di 800 di loro.

Il portavoce di Tous Migrants, Michel Rousseau ha elogiato "una vittoria sia per noi sia per il sistema giudiziario che ritrova il suo blasone".

Secondo Rousseau, questa serie di processi porta a "rendersi conto che non siamo gli unici a subire la repressione poliziesca e giudiziaria. La quale favorisce il crearsi di legami più stretti tra i movimenti sociali di fronte alla deriva autoritaria del potere".

Un altro maraudeur delle Alpi, Kevin Lucas, è stato invece condannato lo scorso 23 ottobre - pur a fronte di una riduzione della pena - a due mesi di reclusione che tuttavia non sconterà in prigione. La sentenza iniziale prevedeva una condanna a quattro mesi. Il suo avvocato ha detto a Euronews che impugnerà la sentenza davanti alla corte di cassazione francese.

I processi di Kevin Lucas e Pierre Mumber rientrano entrambi sotto l'etichetta di "crimine di solidarietà", ritiene il legale, Maeva Binimelis.

Per entrambi i processi, numerose sono state le manifestazioni di sostegno da parte di numerose associazioni che si battono per i diritti dei più deboli.

Cosa dice la legge francese?

Secondo una legge del 1945, "qualsiasi persona che, con assistenza diretta o indiretta, ha facilitato o tentato di facilitare l'ingresso, la circolazione o il soggiorno illegale di uno straniero in Francia" è punito con una pena detentiva fino a cinque anni e una multa di 30mila euro.

Tuttavia, in alcuni casi il governo francese è stato costretto ad ammorbidire la sua posizione. L'anno scorso, un tribunale francese ha stabilito che il "principio di fratellanza" avrebbe dovuto proteggere l'olivicoltore Cedric Herrou dal finire a processo per aver aiutato centinaia di migranti ad entrare illegalmente nel paese.

Nell'agosto 2018 il governo del presidente Emmanuel Macron ha adottato una nuova legge che mette al riparo dai procedimenti giudiziari "qualsiasi persona o organizzazione quando l'atto non ha dato luogo ad alcuna compensazione, diretta o indiretta, ed è consistito nel fornire consulenza o sostegno legale, linguistico o sociale, o qualsiasi altro aiuto fornito esclusivamente per scopi umanitari".

Tuttavia, le azioni penali contro i volontari sono proseguite. Secondo le Ong, una delle ragioni è che i tribunali tendono a considerare l'attivismo a favore dei migranti non come una forma di assistenza gratuita, e quindi che non rientra nell'eccezione umanitaria. "Il nostro governo, come molti governi europei, ha deciso di trasformare i migranti in capri espiatori", indica Rousseau. "E, come molti altri governi, ha deciso di costruire muri, simbolici o reali, in modo che le persone in fuga dalla povertà e dall'oppressione non possano trovare rifugio nei nostri paesi".

Esistono "crimini di solidarietà" in altri paesi europei?

Secondo il GISTI, un'organizzazione francese senza scopo di lucro, la Francia non è la sola a criminalizzare la solidarietà verso i migranti.

La Germania, il Belgio, la Danimarca, la Grecia e l'Italia puniscono l'ingresso illegale di stranieri quando avviene a scopo di lucro. Tuttavia, l'organizzazione ha documentato una serie di esempi di persone che hanno aiutato gratuitamente i migranti in questi paesi e sono finite in tribunale.

Open Democracy, una piattaforma mediatica globale, ha compilato "una lista di oltre 250 persone in 14 paesi che sono state arrestate, accusate o indagate in base a una serie di leggi negli ultimi cinque anni per sostenere i migranti". Sette paesi concentrano la stragrande maggioranza dei casi: Italia, Grecia, Francia, Regno Unito, Germania, Danimarca e Spagna.

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