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La Turchia minaccia l'Europa: apriremo le porte a 3,6 milioni di rifugiati siriani

La Turchia minaccia l'Europa: apriremo le porte a 3,6 milioni di rifugiati siriani
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Murat Kula/Presidential Press Office/Handout via REUTERS
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Erdogan annuncia di aver ucciso '109 terroristi' e avverte l'Ue: se continuerete a bollare la nostra operazione come un'occupazione militare, apriremo le porte a 3,6 milioni di rifugiati mandandoli in Europa.

Le reazioni della diplomazia internazionale

Oggi si riunisce in Siria, a porte chiuse, il consiglio di sicurezza Onu al quale la Turchia ha scritto una lettera spiegando che la sua operazione militare sarebbe 'proporzionata, misurata e responsabile'.

Per Mosca il blitz è il risultato delle azioni degli Stati Uniti in quell'area. Parlando alla PBS mercoledì sera, il Segretario di Stato, Mike Pompeo, ha detto che "gli Stati Uniti non hanno dato il via libera alla Turchia" per lanciare l'offensiva. Ha aggiunto tuttavia che "i turchi hanno una legittima preoccupazione per la sicurezza" e che "hanno una minaccia terroristica a sud: abbiamo lavorato per assicurarci di aver fatto il possibile per evitare che la minaccia terroristica colpisse delle persone in Turchia".

Israele condanna con forza l'invasione militare da parte della Turchia delle regioni curde in Siria e mette in guardia da una pulizia etnica dei curdi da parte dei turchi o dei loro fiancheggiatori. "Israele compirà ogni sforzo possibile per garantire aiuti umanitari al coraggioso popolo curdo", ha affermato il premier Benyamin Netanyahu in un primo commento ufficiale.

Il presidente francese Macron è sulla stessa linea: invita Erdogan a mettere fine il più rapidamente possibile all'invasione invece di "aiutare Daesh a ricostruire un califfato".

Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea, ha dichiarato che la Turchia deve porre fine alla sua offensiva e ha avvertito che non saranno concessi finanziamenti europei per una "zona di sicurezza". L'Unione europea ha parimenti respinto qualsiasi piano turco per la creazione di una zona cuscinetto in cui ospitare i 2.3 milioni di rifugiati siriani presenti in Turchia. "L'UE invita la Turchia a cessare l'azione militare unilaterale", si legge in una dichiarazione congiunta dei 28 Stati membri. È improbabile che una cosiddetta "zona di sicurezza" nel nord-est della Siria, come previsto dalla Turchia, possa soddisfare i criteri internazionali per il ritorno dei rifugiati".

Una fonte governativa francese a Lione con cui abbiamo avuto modo di parlare ha espresso irritazione contro gli Stati Uniti.

Anche il ministro degli Esteri britannico Dominic Raab ha detto di avere "serie preoccupazioni" sull'offensiva turca. "Rischia di destabilizzare la regione, esacerbando le sofferenze umanitarie e minando i progressi compiuti contro Daesh (Stato islamico), che dovrebbe essere il nostro obiettivo collettivo". Il ministro degli Esteri olandese Stef Blok ha convocato l'ambasciatore turco.

Critico anche il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg: "Non dobbiamo mettere a repentaglio la nostra lotta al nemico comune, l'Isis, che pone ancora una grande minaccia al Medio Oriente e all'Africa del Nord e a tutti i nostri Paesi".

Ne parlerà direttamente con Erdogan venerdì.

Il ministro degli esteri turco, Mevlüt Çavuşoğlu, ha reso noto che la Turchia aveva inviato una nota diplomatica al consolato siriano di Istanbul per informarli dell'operazione nella Siria settentrionale. Cavusoglu ha detto che l'operazione della Turchia si basa sul diritto internazionale e ha aggiunto che Ankara ha informato tutti gli attori necessari, comprese le Nazioni Unite e la NATO.

L'Egitto ha convocato una riunione di emergenza della Lega degli Stati arabi, condannando con i toni più duri "l'aggressione turca sul territorio siriano, un attacco palese e inaccettabile alla sovranità di uno Stato arabo fraterno". Il presidente del parlamento iraniano Ali Larijani ha cancellato il suo viaggio in Turchia, come riferisce la TV di stato iraniana. Il ministero degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti ha condannato l'offensiva turca in una dichiarazione all'agenzia di stampa statale WAM.

Donald Trump ha detto di "amare" i curdi ma ha voluto fare una precisazione, sostenendo che "non hanno aiutato" gli Usa nella Seconda guerra mondiale e nello sbarco in Normandia. "I curdi si battono per la loro terra", ha proseguito il presidente americano, sottolineando che comunque gli Stati Uniti hanno fornito loro una grande quantità di soldi, munizioni ed armi. "Detto questo, amiamo i curdi".

Come Donald Trump ha spianato la strada all'offensiva della Turchia

La Turchia è pronta ad avanzare nel nord-est della Siria da quando le truppe statunitensi hanno iniziato a ritirarsi. Nikki Haley, ex ambasciatore degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite, ha avvertito che questa decisione sarebbe equivalsa ad una condanna a morte per gli alleati statunitensi nella regione. Dopo le critiche che sono piovute sulla sua amministrazione, su Twitter ha avvertito Erdogan che avrebbe "cancellato" l'economia turca se avesse avuto comportamenti "off-limits" alla luce "della mia grande e ineguagliabile saggezza".

Il fronte repubblicano contro Trump

Un tradimento, una decisione vergognosa, un errore strategico catastrofico. Ora che le tv mostrano le immagini delle forze di Ankara che sferrano l'attacco nel nord della Siria per Donald Trump si apre un nuovo pericoloso fronte interno, dopo la battaglia sull'impeachment. E stavolta a vacillare è quel blocco che finora ha tenuto e lo ha sostenuto, con l'ira di molti repubblicani, soprattutto in Senato, che potrebbe sfociare in una vera e propria rivolta. Ipotesi che in questa delicatissima fase potrebbe rivelarsi fatale per il tycoon. Ad accusare il presidente americano di aver abbandonato gli alleati curdi, fondamentali nella lotta all'Isis, non sono solo i soliti noti, quelli che nel partito non hanno mai digerito il tycoon alla Casa Bianca e non perdono occasione per criticarlo, vedi Mitt Romney.

Stavolta ad alzare la voce contro la Casa Bianca c'è quasi l'intero establishment del Grand Old Party, come il leader al Senato Mitch McConnell, e molti dei repubblicani fino ad oggi più fedeli al presidente, vedi la deputata Liz Cheney, figlia dell'ex vice presidente Dick Cheney. E a guidare i senatori ribelli c'è uno dei più forti e affidabili alleati politici di Trump, il senatore Lindsay Graham, che ha chiesto esplicitamente al presidente di riconsiderare le sue decisioni "finché si fa ancora in tempo".

Ma il tempo in realtà sembra ormai fuggito. Il tycoon, nel corso di una frenetica giornata alla Casa Bianca, viene aggiornato costantemente su cosa succede al confine tra Turchia e Siria e come tutti guarda le immagini in tv. E, dopo la consueta raffica di tweet della mattinata, prova a calmare le acque con una dichiarazione in cui spiega che "gli Stati Uniti non appoggiano l'attacco turco in Siria", assicurando che ad Ankara è stato detto che le operazioni militari avviate "sono una cattiva idea".

Difficile che questo riuscirà a placare la rabbia che monta per una decisione, quella di ritirare le truppe Usa dal nord della Siria, che viene vista da tutti come una minaccia alla sicurezza nazionale (basti pensare alle migliaia di prigionieri dell'Isis che potrebbero fuggire) e come una mina sulla credibilità dell'America agli occhi di tutti gli alleati. Tanto più che con le sue parole il presidente americano non chiarisce affatto qual è l'eventuale linea rossa che Ankara non dovrà superare.

Ma Trump diventa furioso soprattutto quando qualcuno paragona la sua linea oscillante in Siria alle incertezze della strategia di Barack Obama, per il tycoon quasi un insulto. Continua a ripetere che gli Usa non sono i poliziotti del mondo, che non poteva mettere a rischio i soldati americani, che è ora di dire basta alle guerre senza fine e che l'Europa deve riprendersi i suoi foreign fighters catturati dalle truppe americane. I critici però lo accusano dell'ennesimo inchino all'uomo forte di turno, quel Recep Tayip Erdogan che il tycoon, nonostante tutto, ha invitato alla Casa Bianca il prossimo 13 novembre. Che tra i due leader burrascosi e molto pieni di sé ci siano delle somiglianze e un certo feeling è fuor di dubbio. Ma in molti già lo avvertono che mettere l'amicizia con Erdogan al di sopra della linea indicata da Pentagono, Dipartimento di stato, esercito, ma soprattutto al di sopra dell'interesse nazionale, è una strada molto pericolosa

Le potenze mondiali temono che l'invasione della Turchia potrebbe aprire un nuovo capitolo nella guerra di Siria e peggiorare le turbolenze regionali.

Come stanno andando le operazioni militari

I curdi rispondono all'attacco della Turchia a colpi di mortaio. Almeno quattro civili, tra i quali un piccolo rifugiato siriano di 9 mesi, sono rimasti uccisi nelle provincie di Sanliurfa e Mardin. Sono circa 70 le persone ferite.

Dall'altra parte, l'aviazione turca ha colpito circa 200 obiettivi nella Siria nordorientale e sta colpendo anche il nord dell'Iraq per contrastare eventuali soccorsi di militanti curdi verso la zona di conflitto.

Ankara ha annunciato di aver preso - grazie anche al contributo via terra dell'Esercito libero siriano - Asik e Hamidiye, a sud est di Tel Abyad, portando a 7 il numero di villaggi conquistati, tutti situati in prossimità delle città abbandonate dai marines statunitensi lunedì scorso.

Decine di migliaia di civili sono in fuga dal Nord della Siria. L'Unhcr sottolinea l'urgenza di avere un accesso umanitario senza ostacoli per poter raggiungere i nuovi sfollati.

Cosa dice Ankara. Continuano gli attacchi nel nord-est siriano a ridosso della frontiera e sul nord dell'Iraq. Colpi di mortaio sono stati sparati dalle zone sotto controllo curdo in Siria verso le località frontaliere turche di Ceylanpinar, Akcakale, Birecik e Nusaybin.

Cosa dicono i curdi. Per parte loro, i curdi hanno reso noto che l'avanzata terrestre a Til Abyad è stata respinta, mentre un attacco aereo turco avrebbe colpito una prigione in cui erano detenuti militanti dello Stato islamico. Le forze curde hanno accusato la Turchia di aver deliberatamente tentato di liberare i combattenti dell'Is. Da Ankara non sono ancora arrivati commenti in merito. "Questi attacchi alle prigioni dei terroristi di Daesh (IS) porteranno ad una catastrofe le cui conseguenze il mondo potrebbe non essere in grado di gestire in futuro", si legge nel comunicato.

Le forze democratiche siriane (SDF), guidate dalla milizia curda YPG, hanno affermato che il bombardamento turco ha ucciso cinque civili e ha ferito decine di persone. Tre dei combattenti curdi avrebbero perso la vita. Le SDF hanno chiesto una no-fly zone per "fermare gli attacchi contro persone innocenti", aggiungendo su Twitter che i jet turchi hanno bombardato sia posizioni militari sia abitazioni civili, provocando delle vittime.

L'operazione "Peace Spring", fonte di pace, punta a "neutralizzare la minaccia terroristica contro la Turchia e creare una zona cuscinetto per facilitare il ritorno dei rifugiati siriani nelle loro case".

Arresti per "propaganda social" in Turchia

Almeno 21 persone sono state arrestate nella provincia sudorientale turca di Mardin con l'accusa di "propaganda terroristica" per aver criticato sui social media l'offensiva lanciata ieri da Ankara contro le milizie curde nel nord-est della Siria. Lo riferisce Anadolu. Stamani, la polizia turca aveva reso noto che 78 persone erano indagate al riguardo.