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Governo: cosa spinge, e molto, verso l'accordo

Governo: cosa spinge, e molto, verso l'accordo
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In queste ore di fibrillazione, in cui gli Stati Generali di Movimento 5 Stelle e Partito Democratico cozzano e si riavvicinano, le questioni che dividono le due forze in campo, in relazione a un percorso di governo comune, sono più evidenti dei punti di tangenza.

"Serve discontinuità" chiede il pd e, tradotto in poltrone, potrebbe voler significare ministero degli Interni per far saltare il decreto Sicurezza, MISE per rimettere mano a politiche economiche di cui non sono chiare le coperture finanziarie e Infrastrutture per dare una spallata definitiva al no pentastellato sulle grandi opere.

La priorità comune è invece quella di evitare il voto, anche per ragioni specificamente elettorali: "Il Movimento 5 Stelle, in diverse elezioni locali, è letteralmente crollato nei consensi. Non stiamo parlando di sondaggi - dice Alberto Castelvecchi, docente all'Università Luiss Guido Carli - stiamo parlando di milioni di italiani che, giunti alle elezioni regionali o locali, hanno negato il proprio consenso al Movimento. Il Partito Democratico ha una grande pattuglia renziana riformista, che presidia il Parlamento e che ha paura, anch'essa, di essere mandata a casa".

L'altra partita importante è legata alle nomine dei vertici delle principali imprese controllate dallo Stato, in maggioranza o con quote significative: "Parliamo di Poste, Enel, Eni, Ferrovie dello Stato, Cassa Depositi e Prestiti, Leonardo, Fincantieri: sono tutti giganti gioielli - spiega Castelvecchi - si tratta di circa 500 nomine che vanno a scadenza e, quindi, con il nuovo corso, si riformerà il volto dell'economia italiana nei prossimi tre o quattro anni". Ecco perché chi è in Parlamento cerca di rimanerci e chi è ai margini tenta di rientrare in partita.

Chiude lo scenario l'elezione del presidente della Repubblica nel 2022: il voto anticipato darebbe una nuova fisionomia al Parlamento che voterà per l'arbitro del Quirinale.