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Non si ferma l'escalation di violenza in Libia

Non si ferma l'escalation di violenza in Libia
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La guerra civile in Libia non dà segnali di rallentamento e i combattimenti delle ultime settimane nei dintorni di Tripoli hanno provocato oltre mille morti e centinaia di migliaia di sfollati.

È questo l'allarme lanciato al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dall'inviato Onu nel paese, il libanese Ghassan Salamé.

La situazione è sempre più grave con attacchi indiscriminati da parte delle forze del generale Haftar come quelli che negli ultimi giorni hanno colpito una scuola e un ospedale di Tripoli, e quello che, il 2 luglio, ha devastato un centro di detenzione per immigrati, alla periferia della capitale, in cui sono morte 53 persone. L'episodio ha portato Salamé a chiedere all'Onu la chiusura di questi centri:

"Ciò che è necessario è che siano chiusi" ha detto "Per questo, esorto il Consiglio a chiedere alle autorità di Tripoli di prendere la decisione strategica, a lungo rinviata ma necessaria, di liberare coloro che sono detenuti in questi centri".

Il tutto sembra svolgersi quasi nell'indifferenza della comunità internazionale denunciata da Emahdi Elmajerbi, il rappresentante della Libia alle Nazioni Unite:

"Ci chiediamo perchè il Consiglio di Sicurezza non ha ancora preso la decisione di fermare e condannare l'aggressione e non mette fine alle interferenze esterne che la supportano"

Intanto nelle ultime ore l'aeroporto di Mitiga, l'unico attivo nella capitale libica, è stato di nuovo chiuso a causa di due attacchi a colpi di razzo condotti sempre dalle forze di Haftar nella sua offensiva per la conquista della capitale.