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A che punto è la costruzione del ponte che unirà Croazia e Dubrovnik?

A che punto è la costruzione del ponte che unirà Croazia e Dubrovnik?
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A che punto sono i lavori per la costruzione del ponte croato di Sabioncello, Peljesac, iniziati un anno fa?

Dopo 30 anni di vere intenzioni e false partenze, il 30 luglio 2018 sono iniziati i lavori, aggiudicati dalla Chinese Bridge and Road construction Company, per 100 milioni di euro in meno rispetto ai concorrenti europei.

L'idea del ponte è da sempre strumento di consenso elettorale, gestito sopratutto dall’Unione democratica croata, l’Hdz, il partito della destra nazionalista che fu di Franjo Tudjman, tra i padri della frantumazione jugoslava.
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Jeroslav Šegedin, lavora nel cantiere della impresa croata Hrvatske Ceste e non può far altro che constatare che "I cinesi sono fortissimi nell'acciaio, lo producono nelle loro acciaierie e lo portano fin qui".

Ogni giorno lavorano nel cantiere 310 cinesi, i tempi sono infatti strettissimi: per il 2022 il ponte dovrà essere terminato.

Finanziato all'85% dall'Unione europea, che considera l'opera prioritaria per la regione e per l'Europa, costerà circa 400 milioni di euro e unirà i due blocchi croati, bypassando l'istmo della Bosnia Erzegovina, un fazzoletto di terra che è l'unico accesso al mare per quest'altra repubblica balcanica, consentendo così di raggiungere la perla di Dubrovnik senza attarversare due volte la frontiera della Bosnia Erzegovina.

Per la Croazia si porrà il problema di avere due check point per controllare il proprio confine. "Nel caso in cui la Bosnia Erzegovina aderisse all'Unione europea, in un futuro prossimo, il rischio è che il ponte diventi superfluo", sottolinea il nostro corrispondente Jack Parrock.

Jack Parrock

Perché i confini dei due Paesi, a quel punto Stati membri dell'Unione europea, potrebbero essere attraversati liberamente.

Un ponte resta sempre un'opera architettonica, è chiaro che questo consente di raggiungere alcune zone della Penisola di Peljesac più velocemente e i croati che vivono tra le due sponde sono assolutamente favorevoli.

Marta Vidović, vive a Komarna per lei "è più facile costruire un ponte che combattere o cercare qualche accordo con la Bosnia Erzegovina".

Julia Pažin, invece attraversa speso il confine con la Bosnia Erzegovina: "È così stancante: tre confini da attraversare quando si passa per l'Erzegovina".

Malgrado i finanziamenti siano europei, a realizzarlo ricordiamolo è un'impresa cinese: il ponte rientra nel mega progetto della nuova via della seta voluta da Pechino, che resta super attiva nei Balcani, con oltre 10 miliardi di euro di investimenti in 5 Stati balcanici.

Iperattivismo che preoccupa Bruxelles. Anche se l’Europa resta comunque il primo investitore e partner commerciale dell’area.