EventsEventiPodcasts
Loader
Seguiteci
PUBBLICITÀ

Hong Kong: ancora in piazza, oggi per la libertà di stampa

Hong Kong: ancora in piazza, oggi per la libertà di stampa
Diritti d'autore 
Di Gioia Salvatori
Pubblicato il
Condividi questo articoloCommenti
Condividi questo articoloClose Button
Copia e incolla il codice embed del video qui sotto:Copy to clipboardCopied

Non si ferma l'ondata di proteste; questa domenica in migliaia hanno manifestato per la libertà di stampa e contro i commercianti frontalieri cinesi

PUBBLICITÀ

L'ultima ondata di proteste anti-cinesi ad Hong Kong prende di mira i commercianti cinesi nelle località verso il confine. Questa domenica teatro della manifestazione è stata la città di Sha Tin, nel mirino dei manifestanti, i tanti frontalieri che quotidianamente passano i confini della città stato per lavorare nei loro negozi poi tornano in Cina.

In strada sono scese decine di migliaia di persone "Stiamo lottando per la democrazia, i diritti umani e la libertà", dice un giovane a volto coperto.

Come in una protesta analoga del giorno prima, ci sono state scaramucce tra manifestanti e polizia. 

Hong Kong in piazza per la libertà di stampa

Oggetto di un'altra manifestazione è stato il pugno duro della forze dell'ordine contro i giornalisti in queste settimane di proteste anticinesi, iniziate contro la legge per l'estradizione facile verso la Cina, poi ritirata. Chris Yeung, leader dell'associazione stampa di Hong Kong spiega che "È stato superato il limite della tolleranza e il silenzio non è più un'opzione. Nelle ultime settimane il lavoro dei giornalisti è stato ingiustificatamente ostacolato dalla polizia, durante le proteste".

A Hong Kong almeno 29 giornalisti hanno denunciato vessazioni da parte di uomini in divisa in un contesto in cui nessuno è più disposto a tollerare nulla.

Condividi questo articoloCommenti

Notizie correlate

I gravi problemi sociali di Hong Kong

Hong Kong, in piazza contro i commercianti cinesi

35 anni da piazza Tiananmen: il mondo ricorda il massacro del 4 giugno 1989, la Cina no