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Una nuova agenda economica per l'Europa

Una nuova agenda economica per l'Europa
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Che cos'è il nuovo ordine mondiale? E qual è il ruolo dell'Unione europea al suo interno? Come sta andando l'economia dell'Unione europea e come far sì che continui a crescere e che questa crescita sia inclusiva? Meno di un mese dopo le elezioni per il Parlamento europeo il team di Real Economy è stato al Brussels Economic Forum per quest'episodio speciale in cui andiamo a scoprire la nuova agenda economica per l'Europa - e quindi per noi.

Le ineguaglianze, terreno fertile del populismo

Un nuovo ordine mondiale e un nuovo tipo di crescita sono stati fra gli argomenti chiave del Brussels Economic Forum di quest'anno.

Le recenti elezioni europee hanno visto la più alta affluenza degli ultimi vent'anni, oltre il 50 per cento, in aumento rispetto al 42,6 per cento della consultazione precedente, nel 2014.

La prevista ondata di sostegno ai populisti di estrema destra non si è concretizzata, sebbene i populisti abbiano guadagnato terreno in Europa negli ultimi anni. Quali sono i fattori scatenanti? Secondo Manuel Muniz, preside della IE School of Global and Public Affairs di Madrid, "Il fattore scatenante fondamentale è lo stato dell'economia e l'impatto, in particolare, della trasformazione tecnologica sul mercato del lavoro, e l'effetto che sta avendo sulla generazione e sulla distribuzione del reddito. Fra il 2009 e il 2012, il 95 per cento di tutta la crescita del reddito negli Stati Uniti è andato all'1 per cento più ricco".

Nei 28 stati dell'Unione europea, nel 2017 il 20 per cento della popolazione con il reddito netto più elevato ha rappresentato almeno un terzo del reddito totale, mentre il 20 percento della popolazione con i redditi più bassi ha rappresentato meno di un decimo di tutte le entrate.

Le statistiche sulla disuguaglianza dei redditi risalgono al 2017, anno in cui la crescita ha toccato un picco in Europa.

Verso una crescita sostenibile

Nel 2017 l'economia europea è cresciuta del 2,4 per cento, il valore più alto in dieci anni. Da allora c'è stato un calo: nel 2018 il pil è cresciuto dell'1,9 per cento, mentre quest'anno si prevede un rallentamento all'1,4 per cento, per risalire all' 1,6 l'anno prossimo.

Negli ultimi tempi la crescita in Europa è piuttosto moderata. Abbiamo chiesto a Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione responsabile per l'euro e il dialogo sociale, se si debba puntare ad accelerare la crescita o andare verso una crescita diversa. "Naturalmente - ha risposto Dombrovskis - l'Europa ha bisogno di crescita economica, ma in realtà non abbiamo bisogno della crescita in quanto tale, ma in quanto strumento per il benessere della popolazione. Abbiamo bisogno di una crescita sostenibile, che tenga conto dei fattori ambientali e dei cambiamenti climatici".

La Commissione europea ha proposto per il 2020 un bilancio di 168,3 miliardi di euro, il 21 per cento dei quali da destinare alla lotta ai cambiamenti climatici, in linea con l'ambizioso obiettivo di spendere in attività legate al cambiamento climatico il 20 per cento dell'attuale bilancio a lungo termine.

La minaccia all'economia Ue viene da fuori

Il Fondo monetario internazionale dice che le prospettive di crescita per l'Europa sono minacciate da fattori esterni turbolenti, in "un momento delicato per l'economia globale". Quanto delicato? E come attraversare indenni questi tempi turbolenti?. Risponde Gita Gopinath dell'Imf: "Abbiamo venti contrari molto forti. Innanzi tutto, le tensioni fra Stati Uniti e Cina, non solo sul commercio, ma anche rispetto alla tecnologia. In secondo luogo, per l'Europa naturalmente c'è il grosso problema della Brexit e il rischio di un no-deal. Il terzo rischio è che ci sono molti paesi e molte persone nel mondo con livelli di debito molto elevati, e al momento i finanziamenti sono facili, ma questo può cambiare in fretta".

Moscovici: "La crisi è dietro di noi, ora dobbiamo affrontare le sfide del futuro"

Per discutere di questi e altri venti contrari, e di come l'Europa possa attraversarli senza lasciarsi travolgere, abbiamo incontrato il commissario europeo agli affari economici e finanziari Pierre Moscovici.

Commissario, qual è la nuova agenda economica per l'Unione europea? Quali sono le priorità?

"Be', la crisi economica è praticamente finita, ma dobbiamo affrontare le sfide del futuro. Questo significa principalmente combattere le disuguaglianze, e per me la priorità assoluta sarebbe di riformare ulteriormente la zona euro. Dobbiamo arrivare a un vero bilancio della zona euro, dobbiamo essere molto più ambiziosi in futuro e in grado di creare convergenza attraverso la stabilizzazione. Penso anche che dobbiamo avanzare in direzione di una fiscalità equa. Dobbiamo poi poter cambiare le regole del gioco con il voto a maggioranza qualificata. Infine dobbiamo affrontare l'emergenza climatica. Combattere il cambiamento climatico sarà uno dei punti più importanti per la prossima commissione. E in questo senso uno dei miei rimpianti è che non siamo riusciti a occuparci della tassazione dell'energia, dovremo tornarci sopra, tenendo però conto degli effetti sociali che può avere su alcune regioni, effetti che vanno compensati".

Ultimamente la crescita in Europa è stata moderata. Abbiamo bisogno di più crescita o di un diverso tipo di crescita, più centrata sugli obiettivi sostenibili?

"È impossibile prevedere la crescita dell'Europa e della zona euro dopo il 2020. Dipende da molti fattori. Penso naturalmente alle tensioni commerciali, che rappresentano la principale minaccia. Ma anche ad alcuni squilibri all'interno dell'Europa: il deficit italiano, le conseguenze della Brexit... Dobbiamo monitorare queste cose. Ma una cosa che va chiaramente sviluppata e accresciuta è la crescita potenziale dell'Europa, e a questo scopo dobbiamo realizzare riforme strutturali che migliorino le competenze, l'istruzione, l'innovazione, la ricerca, dobbiamo essere in grado di creare i nostri campioni a livello mondiale nell'economia digitale. E ancora: dobbiamo rafforzare gli strumenti che abbiamo, per difendere e promuovere la nostra eurozona".

Con la recente escalation delle tensioni commerciali, dove si colloca l'Europa in questo più ampio dibattito su multilateralismo contro bilateralismo?

"Chiaramente dalla parte del multilateralismo. Noi crediamo profondamente che il protezionismo non sia mai la risposta giusta, che il protezionismo sia una minaccia, che l'ordine multilaterale abbia sicuramente bisogno di aggiustamenti - e stiamo lavorando con il Wto per riformarlo -, ma che distruggerlo sarebbe un errore. Io direi questo al presidente Trump: le guerre commerciali non sono positive e non sono facili da vincere. Sono una sconfitta per tutti, e lo saranno anche per gli Stati Uniti, se continueranno così. È per questo che possiamo ancora, naturalmente, riconoscere che ci sono problemi con la Cina - sovraccapacità, sicurezza informatica, una forma di aggressività... - Ma sono problemi che vanno affrontati in un quadro multilaterale".

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