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Chi sono i candidati alla successione di Theresa May e quante chances hanno

Chi sono i candidati alla successione di Theresa May e quante chances hanno
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Il primo ministro del Regno Unito Theresa May ha annunciato le sue dimissioni per il prossimo 7 giugno, dopo la visita di Donald Trump nel Paese. Da oggi, dunque, si apre la corsa alla premiership nel partito conservatore: May rimarrà infatti in carica fino al giorno in cui non si insedierà il suo successore. Ma chi sono i candidati e quante le loro chances di fare l'ingresso al numero 10 di Downing Street?

Boris Johnson: 5/4

REUTERS/Andrew Yates/File Photo

Secondo Oddschecker, il favorito ad assumere il controllo della leadership dei Tory è l'attivista pro-Brexit, ex ministro degli Esteri ed ex sindaco di Londra, l'istrionico Boris Johnson. Nella sua lettera di dimissioni del luglio 2018 scrisse che il sogno della Brexit "sta morendo, soffocato da inutili dubbi personali". Il 54enne, alla guida della Capitale dal 2008-2016, è stato fin dall'inizio uno dei Brexiteer più attivi, diventando il primo Tory a gettare pubblicamente il cappello nel ring, come si dice in inglese, per sostituire May. Ma mentre i Tories precipitano nei sondaggi, i conservatori potrebbero essere attratti dalle politiche Brexit senza sconti di Johnson e dalla sua popolarità tra gli attivisti del partito. Tuttavia, in molti tra i conservatori non lo considerano idoneo per via delle sue frequenti gaffe e di preoccupazioni sulla sua integrità morale.

Dominic Raab: 7/1

REUTERS/Eddie Keogh

I bookmakers indicano il parlamentare di Esher e Walton, Dominic Raab, come il secondo favorito per la leadership del partito conservatore. Raab è stato successore di David Davis nel ruolo Segretario di Stato britannico per l'uscita dall'Unione Europea, prima di dimettersi dal gabinetto di May nel novembre 2018, a causa della suo disaccordo nei confronti della posizione dell'esecutivo sui negoziati per la Brexit.

Al momento delle sue dimissioni, Raab ha dichiarato di non poter appoggiare l'accordo della premier perché il regime normativo proposto per l'Irlanda del Nord rappresentava una "minaccia molto reale" per l'integrità del Regno Unito. Si è opposto anche ad un backstop a tempo indeterminato.

Raab, che ha studiato legge a Oxford e poi a Cambridge, ha svolto un ruolo di primo piano nella campagna per il Leave del 2016, divenendo fonte di ispirazione per il motto usato sui social, Ready for Raab, teso a promuovere la sua rivendicazione della leadership conservatrice.

In vista della data di scadenza originale per la Brexit del 29 marzo, Raab dichiarò che uno scenario Brexit senza accordo non sarebbe stato preferibile, ma che avrebbe preferito lasciare la UE senza patti con Bruxelles piuttosto che accettare una proroga.

David Lidington: 12/1

Il ministro del Gabinetto di Theresa May è stato indicato come possibile "traghettatore" per supervisionare i negoziati finali per la Brexit, prima di lasciare il timone ad un altro leader conservatore, evitando così nuove elezioni generali. Con un profilo più basso rispetto alla maggior parte degli altri contendenti, viene considerato una figura meno divisiva in seno ad un partito già scisso per la questione del divorzio dalla Ue.

Jeremy Hunt: 12/1

REUTERS/Hannah Mckay/File Photo

Al terzo posto dietro a Johnson e Raab, dato 12 a 1, c'è l'attuale ministro degli esteri britannico Jeremy Hunt, 52 anni. Il deputato che rappresenta ai Comuni la circoscrizione del sud-ovest del Surrey ha ottenuto fama nazionale all'epoca della sua supervisione sulle Olimpiadi di Londra 2012, carica che lo ha portato alla nomina come Segretario per la Sanità. Durante il referendum del 2016 per lasciare la UE, Hunt ha sostenuto la campagna per la permanenza della Gran Bretagna nel Regno Unito.

Nel 2017, tuttavia, ha dichiarato di aver cambiato idea e ora sostiene Brexit, adducendo come causa l"arroganza della Commissione Europea" nel rispondere al governo britannico durante negoziati Brexit. Hunt ha riconosciuto che per il suo partito potrebbero arrivare risultati "disastrosi" durante le elezioni europee a causa dell'incapacità dei conservatori di attuare la Brexit nei tempi previsti. Ha anche affermato che le opzioni alternative di nuove elezioni o un nuovo referendum sono da considerarsi "difficili".

Michael Gove: 14/1

REUTERS/Hannah Mckay

Il segretario di Stato per l'ambiente, l'alimentazione e gli affari rurali, Michael Gove, è il prossimo nella lista, con una probabilità di 14/1 di assumere il comando dei conservatori. Il 51enne deputato di Surrey Heath è nato a Edimburgo, in Scozia, e si è classificato al terzo posto dietro Theresa May e Andrea Leadsom nelle elezioni del 2016 del Partito conservatore, seguite alle dimissioni del primo ministro David Cameron.

Gove è stato uno dei primi politici a sostenere pubblicamente la Brexit e ha definito la sua decisione di fare campagna per il leave al referendum 2016 come "la decisione più difficile della mia vita politica". Gove, che è anche autore ed editorialista del Times, ha recentemente avvertito gli euroscettici Tory che lasciare la UE senza accordo "non era il messaggio della campagna che ho contribuito a condurre".

Gove ha riferito al giornalista di ITV News, Robert Preston, che è nell'interesse nazionale "far tagliare il traguardo alla Brexit", ed è ciò su cui Theresa May avrebbe dovuto concentrarsi.

Mordaunt Penny: 25/1

La prima donna dell'elenco di nomi per la leadership Tory è l'attuale Segretario di Stato per la Difesa, Penny Mordaunt. L'entusiasta Brexiteer è considerata una delle principali candidate al ticket conservatore in quanto una delle ultime sostenitrici della Brexit rimasta nel Gabinetto May.

Matteo Hancock: 25/1

Il Segretario di Stato per la salute e l'assistenza sociale, Matt Hancock, è dato a pari punti con Mordaunt. Il deputato 40enne del West Suffolk ha recentemente difeso la decisione di Theresa May di dialogare con Jeremy Corbyn per porre fine allo stallo sulla Brexit, affermando che il sostegno dei laburisti sul tema va al di là di ogni preccupazione: l'importante, per lui, è concretizzare l'uscita dalla Ue.

Sajid Javid: 25/1

REUTERS / Russell Cheyne

Un altro dato 25 a 1 è l'attuale Ministro degli Interni, Sajid Javid. Deputato di Bromsgrove, nel Worcestershire, dalle elezioni generali del 2010, Javid è stato anche amministratore delegato della Deutsche Bank. Si tratta di uno dei primi sostenitori della necessità di un referendum sull'Europa ma sempre dalla parte del "Remain", per la delusione dei Tories pro-Brexit.

Javid, 49 anni, noto per aver avuto opinioni euroscettiche in passato, ha chiarito fin dal referendum che è scettico su un'eventuale soft Brexit, ovvero l'opzione di rimanere nell'unione doganale: sostiene che l'area di libero scambio sia una parte "intrinseca" dell'Unione Europea e che gli elettori avevano dato "chiare istruzioni", votando, di volerla abbandonare.

Rory Stewart: 28/1

REUTERS/Simon Dawson/File Photo

Un'altra scommessa potrebbe essere Rory Stewart, recentemente nominato Segretario di Stato per lo sviluppo internazionale, Stewart, 46 anni, ha guadagnato notorietà come alto funzionario in Iraq dal 2003-04 e per il suo libro Occupational Hazards o The Prince of the Marshes, che tratta del suo periodo in Medio Oriente.

Nato ad Hong Kong, laureato ad Harvard, ha detto dopo Brexit che la Gran Bretagna dovrebbe cercare di ottenere "il meglio possibile" dalla Brexit e che il Regno Unito dovrebbe essere "energico e ottimista" sulla propria posizione negoziale. Stewart ha sottolineato la necessità di investire ora più che mai nella "ricostruzione della posizione internazionale della Gran Bretagna".

Andrea Leadsom: 12/1

Andrea Leadsom, che si è scontrata senza successo contro Theresa May nell'ultima contesa per la leadership del partito, ha già indicato che si candiderà nuovamente. Si è dimessa dal gabinetto mercoledì scorso, qualche ore prima dell'apertura delle urne per le elezioni europee. Ritiene l'accordo negoziato dal primo ministro uscente "impraticabile". Una formidabile performer della House of Commons, è una Brexiteer convinta dell'ala destra del partito. Il suo precedente tentativo di assumere il controllo è vacillato in maniera decisiva quando, durante un'intervista, ha suggerito che essere madre la rendesse più idonea al ruolo di premier - un riferimento velato al fatto che Theresa May non ha avuto figli.

E se il prossimo primo ministro fosse di un altro partito?

Se chi succederà a Theresa May fosse costretto a convocare di nuovo le elezioni politiche, il prossimo primo ministro potrebbe essere indicato da un altro partito. Il leader del partito laburista, Jeremy Corbyn, viene dato 20 a 1, ma tutto dipende ovviamente dal risultato delle elezioni europee.