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Gli Europei e la pesca: fiducia nel prodotto locale

Gli Europei e la pesca: fiducia nel prodotto locale
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I risultati della recente indagine Eurobarometro, condotta dall’Unione europea per conoscere i trend e le scelte dei consumatori dell'Unione sui prodotti della pesca e dell'acquacoltura, sono stati presentati il 7 maggio dal Commissario europeo per la Pesca e gli Affari marittimi, Karmenu Vella, al Seafood Expo Global di Bruxelles, la più grande fiera commerciale mondiale dedicata alla pesca, all’acquacoltura e ai prodotti ittici.

Lo studio ha esaminato le tendenze del mercato e ha dimostrato quanto l'offerta sostenibile e l'informazione trasparente dei consumatori svolgano un ruolo essenziale per il settore.

1 miliardo di persone (principalmente nei Paesi in via di sviluppo) si affidano ai prodotti del mare come fonte primaria di proteine animali. 1 persona su 10 basa la propria alimentazione su prodotti ittici. Il pesce è la merce più scambiata al mondo (per un totale di 130 miliardi di euro all'anno). E il consumo, frequente e in aumento, dimostra che una persona mangia, in media, 20 kg di pesce all'anno.

I dati e le tendenze che emergono dall’Eurobarometro sono chiari: gli europei si fidano del pesce e di altri frutti di mare acquistati in Unione europea. Più di quattro europei su dieci cucinano pesce nelle loro case almeno una volta a settimana. Prezzo e reperibilità sui banchi di vendita sono i principali ostacoli ad un ulteriore aumento del consumo. I prodotti regionali, nazionali e dell'Ue godono di una spiccata preferenza.

Lo studio spiega anche come la politica di Bruxelles contribuisca a rafforzare la fiducia dei consumatori, principalmente attraverso la chiara esposizione di informazioni obbligatorie sul prodotto, che ne accertano affidabilità, utili a orientare l’acquisto e che riportano riferimenti a schemi di certificazione, marchi e brand, etichette di prodotti freschi, congelati, affumicati e essiccati. L'origine, la specie, la data di cattura, e se il prodotto è d’allevamento o meno, sono considerati gli elementi più richiesti visualizzati sulle etichette dei prodotti in scatola o sui preparati.

Gli intervistati hanno anche dimostrato forte interesse alla specificazione e a dettagli riguardanti gli attrezzi da pesca (rispetto alle indagini precedenti del 2016). Un buon segno in termini consapevolezza e attenzione verso la sostenibilità delle operazioni di pesca e il loro impatto sull'ambiente marino.

Aumentano gli sbarchi, ma cresce anche l'acquacoltura

L'Unione europea è il quinto produttore mondiale e il più grande mercato per i prodotti della pesca e dell'acquacoltura dopo Cina, Indonesia, India e Vietnam. Il valore totale degli sbarchi nei porti degli Stati membri ha raggiunto i 7,38 miliardi di euro, il più alto degli ultimi 10 anni. Allo stesso tempo, il valore dei prodotti di acquacoltura coltivati nell'Unione ha raggiunto il massimo storico di 4,25 miliardi di euro. La Grecia e la Spagna hanno segnato il record nel 2016 per la produzione di spigola europea d’allevamento.

Gli europei spendono il doppio delle somme in denaro pro capite rispetto ai consumatori statunitensi. I principali driver all’acquisto sono legati alla sua natura salutare (74%) e al gusto (59%). Il maggior numero di vendite di prodotti ittici nell'Ue è avvenuto in un negozio di alimentari o in un supermercato, seguito da pescherie, mercati e negozi specializzati. Quasi il 60% degli acquirenti evita i prodotti ittici impanati o i pasti pronti. Il 27% è abbastanza ambizioso da comprare il pesce intero, non pulito, non filtrato o già filettato o spinato.

La preferenza per i prodotti provenienti dall'Unione europea è aumentata in quasi tutti i Paesi rispetto allo studio precedente (2016). Gli aumenti più evidenti si registrano in Ungheria (+7 pp.) e Slovacchia (+8 pp.). Una scelta netta per i consumatori che apporta benefici per ai pescatori e operatori locali, soprattutto per la comunità che si dedica all’acquacoltura.

Il Commissario europeo per l'Ambiente, gli Affari marittimi e la Pesca, Karmenu Vella, ha commentato positivamente le reazioni ai risultati dell’indagine: “I consumatori europei ci dicono che vogliono pescare nei loro ‘menu’. È nostra responsabilità assicurare che i cittadini possano godere di questi gustosi prodotti a lungo termine. Ciò significa garantire la sostenibilità delle nostre attività di pesca, e negli ultimi anni abbiamo fatto notevoli progressi. L'acquacoltura e il pesce d'allevamento costituiscono fonti sostenibil di proteine e altri nutrienti, sono un’importante risposta per conformarsi a un modello sostenibile di produzione ecocompatibile a basse emissioni di carbonio.”

Trend di consumo di prodotti ittici al banco di vendita e tavola

La maggior parte dei consumatori (61%) ama provare nuovi prodotti e specie. Tuttavia, l'offerta limitata (53%) e, soprattutto, i prezzi troppo alti (70%) restano una barriera per i consumatori che vorrebbero mangiare più pesce. Questo dimostra l'importanza di aiutare i consumatori a scoprire le specie meno conosciute, che possono essere molto più economiche di quelle più comuni. Ciò a sua volta può aiutare a ridurre la pressione sugli stock più sfruttati, poiché crea uno sbocco per i pesci "meno tradizionali" portati a riva a causa dell'obbligo di sbarco.

Lo studio conferma l'elevato livello di fiducia (83%) che i consumatori hanno nelle informazioni che ricevono come risultato dei Regolamenti dell'Unione europea. Circa il 75% dei consumatori ritiene che le informazioni sul prodotto siano spesso chiare e facili da capire, soprattutto riguardato alla data di cattura e alla data di scadenza.

Pesca eccessiva, prezzi e Brexit

A Seafood Expo Global, la giornalista di Euronews, Giulia Garofalo, ha riferito che la comunità dei produttori e operatori ittici è preoccupata per l’attuale pressione sui prezzi in crescita, per le conseguenze –ancora sconosciute- della Brexit e la sopravvivenza di un certo numero di specie target, come ad esempio l'orata greca. I produttori di cappesante scozzesi (forse i più colpiti dagli sviluppi dell’uscita del Regno Unito dall’Unione) sembrano piuttosto positivi sull'impatto dello scenario "no-deal" post-Brexit: pensano che l'Unione europea sia un mercato molto importante per gli esportatori britannici di prodotti ittici, e rimangono quindi fiduciosi che continuerà a essere così anche in futuro.