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Balcani: prove di ripresa del dialogo tra Pristina e Belgrado

Balcani: prove di ripresa del dialogo tra Pristina e Belgrado
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Michael Sohn / Reuters
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Obiettivo: riportare al tavolo delle trattative Belgrado e Pristina. E' quanto intendono fare la Cancelliera Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron che ieri a Berlino hanno ripreso in mano il dossier balcanico alla presenza dei due leader della regione, il presidente serbo Aleksandr Vucic e il suo omologo kosovaro Hashim Tachi. Un dialogo interrotto un anno fa, di fronte al rifiuto di Belgrado di riconoscere l'indipendenza del Kosovo, e la decisione di Pristina di applicare un embargo totale ai prodotti serbi di importazione.

Presenti al summit, oltre al ministro degli Esteri europeo Federica Mogherini, anche i leader di Albania, Macedonia del Nord, Montenegro, Croazia, Slovenia e Bosnia Erzegovina. Assente, invece, l'Italia.

"Non abbiamo intenzione di proporre una soluzione a Belgrado e Pristina - ha dichiarato Macron - vogliamo guardare tutte le opzioni in campo, dobbiamo avanzare senza tabù e senza fomentare le tensioni tra le due parti, vogliamo che il dialogo riprenda".

Un nuovo, deciso protagonismo, dell'asse Parigi-Berlino, che intende rimettere le mani su uno dei dossier piu' delicati di tutta la politica Estera dell'Unione. Per la Cancelliera Merkel, si tratta di un primo passo.

"Oggi ci siamo concentrati sulla situazione concreta dei diversi paesi della regione - ha detto Merkel - per vedere dove e in che direzione è necessario spingere, dare un impulso per compiere dei passi in avanti".

Le condizioni per la ripresa del dialogo le hanno poste i due contendenti: Pristina chiede il riconoscimento di Belgrado che, in cambio, pretende la fine dell'emargo. condizioni che l'asse Parigi-Berlino intende verificare per rimettere in moto il processo. Senza escludere, tra l'altro, la possibilità di concessioni territoriali che rispettino una partizione etnica del territorio. Ipotesi, questa, non osteggiata da Mogherini e Macron, ma che non convince la Germania, spaventata dal possibile riaccendersi di tensioni nella regione.