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L'Europa cresce con il "piano Juncker"

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Accesso alla banda larga ad alta velocità, costruzione e ristrutturazione di oltre 500 mila alloggi sociali e a basso costo; energia rinnovabile per 7,4 milioni di famiglie; infrastrutture e servizi sanitari migliorati. Il piano di investimenti per l'Europa, detto anche "piano Juncker", fu lanciato nel 2014 e presentato come una "tabella di marcia per rimettere l'Europa al lavoro". Un piano ambizioso introdotto nel momento in cui in Europa si registravano bassi livelli di investimento e crescita lenta all'indomani della crisi. Da allora che cosa è cambiato?

Il Fondo europeo per gli investimenti strategici (Feis)

Il Fondo europeo per gli investimenti strategici ha mobilitato 335 miliardi di euro in investimenti aggiuntivi in tutta l'Unione europea dal 2015.

Il piano Juncker ha permesso di creare più di 750 mila posti di lavoro. Una cifra destinata a salire a 1,4 milioni entro il 2020.

Il piano ha anche fatto crescere il pil dell'Unione dello 0,6 per cento. Percentuale che dovrebbe raggiungere l'1,3 entro il 2020.

700 mila piccole e medie imprese hanno approfittato dell'accesso ai finanziamenti facilitato dal piano Juncker. Per poterlo fare tutti i progetti devono contribuire alla realizzazione di obiettivi europei, come la crescita sostenibile. In Irlanda, ad esempio, sbloccare nuovi investimenti nella forestazione è fondamentale sia per l'economia delle zone rurali sia per l'ambiente.

Piantare alberi per combattere il cambiamento climatico: un business redditizio

L'Irlanda è il paese con la più bassa percentuale di aree forestali dell'Unione europea. Una percentuale che, nel corso degli anni, è cresciuta dal 3 al 12 per cento.

Nel 2017, per la prima volta in vent'anni, la Banca europea per gli investimenti ha lanciato un sostegno finanziario per investimenti relativi alla forestazione in Irlanda, con prestiti per quasi 118 milioni di euro.

Sean Eustace, uno degli agricoltori che negli ultimi anni hanno riconvertito le loro terre in foreste, racconta: "Nel 1989, quand'ero molto più giovane, mi sono reso conto che avevamo molte aree non coltivate nella fattoria. Allora ho piantato alberi in quelle aree, ed è così che è cominciata. Io consiglio vivamente agli agricoltori di darsi alla forestazione. Ci sono tutti i vantaggi relativi all'ambiente e alla cattura dei gas serra, ma è anche un business molto redditizio, e l'Irlanda è un paese particolarmente fortunato, perché abbiamo terreni estremamente adatti alla forestazione e anche alla rapida crescita degli alberi".

La forestazione è un settore importante per l'economia irlandese: contribuisce con 2,3 miliardi di euro al pil annuale del paese e dà lavoro a 12 mila persone.

Il dopo-Juncker: InvestEU

L'attuale programma d'investimenti terminerà nel 2020. E dopo? Che cosa succederà al piano Juncker quando Jean-Claude Juncker non sarà più alla guida della Commissione?

Fra il 2021 e il 2027 entrerà in vigore un nuovo programma basato sul Feis. InvestEU punta a mobilitare oltre 650 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi.

Il nuovo programma riunirà sotto un ombrello unico la pletora di strumenti finanziari dell'Unione europea attualmente disponibili per sostenere gli investimenti, rendendo la procedura per finanziare progetti in Europa più semplice, più efficiente e più flessibile.

Per saperne di più sugli effetti del piano Juncker e sulla fase successiva del programma, abbiamo incontrato a Bruxelles il vice presidente della Commissione europea Jyrki Katainen.

Signor Katainen, il piano di investimenti è stato lanciato nel 2014, subito dopo la crisi. Come pensa che abbia aiutato l'economia a riprendersi?

"I maggiori beneficiari, se consideriamo gli investimenti Feis rispetto al pil del paese, sono stati Grecia, Estonia, Bulgaria, Portogallo, Spagna, Lituania e Italia. Quindi fondamentalmente paesi dell'Europa del sud, che sono stati colpiti duramente dalla crisi, e paesi dell'Europa centrale e orientale, dove i finanziamenti erano scarsi".

In quali settori il piano d'investimenti ha funzionato meglio?

"Efficienza energetica, sanità, digitale - per lo più investimenti nella banda larga - ed energie rinnovabili. Queste sono le aree in cui il Feis ha contribuito maggiormente".

Ha una storia o un esempio preferito?

"Ci sono molti esempi preferiti, ma quello di cui vorrei parlare, perché è vicino alla gente comune, è il caso del panificio estone Muhu Leib - leib significa pane - che ha ottenuto finanziamenti tramite il Feis e investito in altre nove panetterie in tutta l'Estonia. Ho voluto parlare di questo perché chiunque può vedere quello che stanno facendo, e loro stessi dicono che senza il Feis non sarebbe stato possibile".

Le abbiamo chiesto di portare un oggetto...

"Sì, ho due pezzi di pane di segale. L'ho assaggiato quando era ancora fresco ed è ottimo pane, e spero che questo panificio riesca a espandere la sua attività anche all'estero".

Nella prossima fase il piano di investimenti si chiamerà InvestEU. In che modo contribuirà ad accelerare la crescita? Abbiamo visto che le previsioni di crescita sono state riviste al ribasso recentemente.

"È più o meno lo stesso del Feis, con la differenza che anche le banche di promozione nazionali potranno applicare direttamente le garanzie previste dal bilancio dell'Unione europea. Naturalmente la Banca europea per gli investimenti resta un partner operativo strategico per noi, ma anche le banche di promozione nazionali potranno beneficiare direttamente di InvestEU. InvestEU è più orientato dalla politica. Questo non significa che i progetti siano selezionati politicamente, ma che vogliamo concentrare maggiormente i fondi di investimento sul raggiungimento di determinati obiettivi politici, come combattere il cambiamento climatico, o promuovere l'economia circolare, e anche che raddoppieremo gli strumenti per investire nel sociale e aumenteremo significativamente i finanziamenti per le pmi e l'innovazione".