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Ingresso dei Sauditi nel cda della Scala di Milano, è polemica

Ingresso dei Sauditi nel cda della Scala di Milano, è polemica
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REUTERS/Stefano Rellandini
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E’ una delle istituzioni culturali italiane più conosciute al mondo, da oltre due secoli cuore e fondamento della tradizione operistica del Paese. E da qualche giorno, il teatro alla Scala di Milano è scenario di una querelle che dai suoi vertici si é estesa anche alla politica.

Il governo Saudita infatti è pronto a versare 15 milioni in 5 anni, per diventare uno dei finanziatori dell'ente, con un posto nel Consiglio di Amministrazione. Sul tavolo c'è anche l'apertura di un conservatorio per bambini a Riyad.

Ma diversi consiglieri hanno fatto presente forti perplessità sull'ingresso di un Paese in cui il rispetto dei diritti umani e civili non viene sempre garantito, come affermato anche da Amnesty International.

La resa dei conti

Una decisione arriverà dal cda di domani, lunedì 18 marzo. Il sindaco Giuseppe Sala, che del teatro è il Presidente, ha detto di non essere contrario a prescindere, ma non considera appropriato l'ingresso di un governo estero. Un'ipotesi alternativa sarebbe il passaggio attraverso uno sponsor, come la società petrolifera Aramco, partecipata dai sauditi. In ogni caso, ha detto Sala, "nessuna decisione verrà presa senza voto unanime".

"Sauditi nel cda? Possiamo farne a meno", dice il vicepremier Matteo Salvini, mentre il ministro dei Beni Culturali Alberto Bonisoli annuncia una verifica di alcuni aspetti.

L'avanzata degli arabi

Quella in questione non è una grande cifra per un bilancio come quello della Scala, che supera i 126 milioni l’anno, ma comunque dal grande effetto simbolico. La presenza dei Paesi del Golfo nelle istituzioni finanziarie ed economiche italiane è sempre più massiccia: hanno quote in Eni ed Enel. Unicredit e Poste. Rilevano brand del lusso. Proprio a Milano possiedono l'intero centro direzionale di Porta Garibaldi, con i suoi 25 grattacieli .