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Missione euro: soppiantare il dollaro come valuta internazionale

Missione euro: soppiantare il dollaro come valuta internazionale
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Nel discorso annuale sullo stato dell'Unione, il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha incoraggiato gli europei a promuovere l'euro come valuta internazionale in opposizione al dollaro. Molti europei considerano l'euro uno dei simboli chiave dell'Unione europea, ma molte imprese usano ancora il dollaro per le transazioni. In quest'episodio di Real Economy vediamo come l'euro può recuperare il ritardo sul dollaro.

Euro e dollaro nel commercio Ue

Nel 2016 oltre la metà delle importazioni di beni provenienti da paesi esterni all'Unione europea sono state fatturate in dollari, solo un terzo in euro.

I tre settori dominati dal dollaro sono l'energia, le materie prime e i trasporti.

Oltre l'80 per cento dell'energia importata in Europa è pagata in dollari, benché le forniture provengano principalmente da Russia, Medio Oriente e Africa.

Fanno 240 miliardi di euro sul totale di 300 miliardi delle bollette degli ultimi cinque anni.

Situazione simile per le materie prime e i mercati dei prodotti alimentari.

Nel settore dei trasporti, la produzione degli aerei è quasi interamente fatturata in dollari.

La situazione è capovolta per le esportazioni: quasi la metà delle merci che escono dall'Unione europea è fatturata in euro, un terzo in dollari.

L'euro, moneta ideale per le pmi europee

Cioccolato, vanto e orgoglio della federazione belga. Ogni anno il Belgian Chocolate Group ne produce oltre 8 mila tonnellate. Cioccolato esportato in quasi cento paesi. David Vermeire, direttore del mercato asiatico, spiega: "Un euro più internazionale significherebbe decisamente una maggiore crescita per imprese europee come la nostra, perché ci renderebbe più competitivi rispetto agli americani e semplificherebbe molto il processo di vendita".

Un quinto della loro produzione finisce in Asia. E, dice David, "Negli scambi con l'Asia usiamo sempre l'euro, è la nostra politica aziendale, perché ci facilita le cose dal punto di vista amministrativo".

Nell'Unione europea la metà delle esportazioni si fa in euro, un terzo in dollari, mentre negli Stati Uniti quasi tutte le esportazioni avvengono nella moneta locale. Eppure, secondo Francesco Papadia del Bruegel Institute, "Fatturare nella propria valuta aiuterebbe importatori ed esportatori, e soprattutto le piccole e medie imprese. Innanzi tutto, eliminerebbe il rischio di cambio. In secondo luogo, li aiuterebbe finanziariamente perché il credito commerciale e tutti i tipi di finanziamento sono più convenienti nella propria valuta nazionale".

Il ruolo internazionale dell'euro non si misura solo attraverso il commercio. Alla fine del 2017 più del 20 per cento dell'emissione di debito sui mercati internazionali era denominato in euro. E poi ci sono le riserve internazionali delle banche centrali straniere, dove l'euro rappresenta circa il 20 per cento.

Dombrovskis: "Le azioni unilaterali Usa spingono le imprese a usare l'euro"

Secondo l'ultimo rapporto del Fondo monetario internazionale, la quota delle riserve valutarie in dollari sta calando, mentre la percentuale di euro sta salendo. Ne parla con noi in Real Economy su euronews il vicepresidente della Commissione europea responsabile per l'euro e il dialogo sociale Valdis Dombrovskis.

Che cosa c'è dietro i dati di quest'ultimo rapporto del Fondo monetario internazionale?

"Ci sono diversi fattori in gioco. In ogni caso, penso sia un'indicazione del fatto che nonostante la sua giovane età, poiché ha solo vent'anni, l'euro sia già una valuta di successo e una forte valuta internazionale. Un altro fattore che potrebbe essere in gioco è che negli ultimi anni abbiamo assistito a numerose azioni unilaterali da parte degli Stati Uniti in materia di scambi commerciali e per quanto riguarda le transazioni basate sul dollaro, e anche questo potrebbe facilitare lo spostamento verso l'euro".

La Commissione europea sostiene che il completamento dell'Unione economica e monetaria e dell'Unione bancaria contribuirebbe a rafforzare il ruolo internazionale dell'euro.

"Questo è uno dei fattori. Noi lo vediamo più come una base per un'azione successiva più mirata. Perché è chiaro che perché l'euro sia forte a livello internazionale deve essere prima di tutto forte a livello europeo. Ed è in questo senso che abbiamo un programma che punta al completamento dell'Unione bancaria e dell'unione dei mercati finanziari. Abbiamo anche proposte su come rafforzare la resilienza delle economie della zona euro".

La Commissione europea ha avviato consultazioni mirate per esplorare in che modo accrescere il ruolo internazionale dell'euro in settori specifici. Avrebbe senso introdurre regolamenti e in un certo senso costringere le imprese a usare di più l'euro?

"Innanzi tutto se vogliamo rafforzare il ruolo internazionale dell'euro, non penso che possiamo costringere le imprese al di fuori dell'Europa a scegliere l'euro. Spetta a loro decidere, e fuori dall'Europa possono usare dollari o valute locali. Quindi il nostro approccio non è tanto di cambiare le cose attraverso le leggi, ma fornire gli incentivi adatti in modo che le imprese vedano che possono fidarsi dell'euro e che sarebbero protette da un'eventuale azione unilaterale da parte degli Stati Uniti, che stanno in un certo senso usando le transazioni in dollari come un'arma, come strumento per influenzare le imprese".