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Venezuela e prigionieri politici: le storie e le denunce

Venezuela e prigionieri politici: le storie e le denunce
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Nelle foto di famiglia era ancora un bambino attaccato ai giocattoli: oggi Juan Requesens, membro dell'Assemblea nazionale venezuelana, è uno degli uomini arrestatati dalle forze governative lo scorso agosto, con l'accusa di terrorismo e di voler destabilizzare il presidente Maduro.

I genitori, Juan e Paula, negano queste accuse

Il padre: "E' un prigioniero politico"

"E' un prigioniero politico - dice il padre do Requensens ai microfoni di Euronews -_ ed è detenuto solo perché pensa cose diverse da loro. Qui, coloro che hanno coscienza del problema venezuelano, e hanno idee per un Venezuela migliore, vengono messi in prigione e, anche se non vengono uccisi, sono tenuti dentro e torturati. Qui ci sono più di 400 prigionieri politici, proprio per questa ragione_".

Requesens, con due bambini che pensano di essere in missione segreta, "è stato drogato", denuncia suo padre, "per registrare un video usato poi per incriminarlo".

"_È - a_ggiunge ancora Requensens - il modus operandi delle autorità".

"Tutto è come già scritto - conclude il padre del giovane arrestato - esattamente lo stesso. Sono tutti etichettati. Alcuni di più, altri meno. Accusati di commettere crimini, terrorismo, tradimento. Tutti".

I dati: 850 prigionieri in pochi giorni

Robiro Terán, leader di una ONG che difende i prigionieri considerati politici, afferma che più di 850 persone sono state detenute da mercoledì.

E denuncia la loro situazione.

"Alcuni sono in carcere con prigionieri comuni. Non sono isolati come prigionieri politici. Ad altri è stato impedito di ricevere visite da parenti. Vivono in condizioni molto povere. Hanno la scabbia, che è una condizione della pelle, perché non fanno il bagno, non c'è igiene "

Molti prigionieri tra gli studenti: la storia di Oscar

Molti prigionieri sono studenti. Oscar ne è il leader all'interno della Federazione studentesca presso la Simon Bolivar University: dice che continueranno a protestare, ignorando le intimidazioni: "Ci intimidiscono ogni giorno. Non solo con la repressione ma proprio con la situazione in cui tengono il Paese. Anche con tutti gli ostacoli che pongono al movimento studentesco, alla società civile e a ogni venezuelano che stia vivendo la situazione che abbiamo qui ogni giorno. Noi continueremo a lottare per un cambiamento politico nel nostro paese".

La situazione: l'attesa della Legge sull'amnistia a suo tempo bloccata da Maduro

"L'Assemblea nazionale venezuelana ha provato nel 2016 a far passare una legge di amnistia che garantisse la libertà ai prigionieri detenuti dopo le proteste del 2014 - ricorda Héctor Estepa, di Caracas, per Euronews - a quel tempo questa legge fu bloccata dal governo di Maduro e anche dalla magistratura. Ma ora ritorna. Juan Guaidó ha promesso l'amnistia non solo per i prigionieri - che l'Assemblea Nazionale considera politici - ma anche per i militari e i dipendenti pubblici che si siano ribellati al governo di Maduro".