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Venezuela: orrori ed errori di uno stato di polizia

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È trascorso oltre un anno da quando il presidente venezuelano Nicolas Maduro, dopo un'epurazione, ha messo alla testa di PDVSA, la compagnia petrolifera statale, il generale Manuel Quevedo. Lo scorso 6 luglio il generale, sua moglie e altri membri del direttorio hanno organizzzato una funzione religiosa per chiedere a Dio di di incrementare la produzione di greggio nel paese. L'episodio la dice lunga sulle capacità manageriali e sulle competenze dell'ex uniformato.

Pdvsa oggi affonda sotto un debito gigantesco mentre i suoi operai lavorano sotto una pressione sempre maggiore. Uomini armati controllano il lavoro e la turnazione. Anche errori che possono avvenire, visti i ritmi sempre più alti a fronte di mezzi sempre più usurati, possono portare all'arresto con l'accusa di sabotaggio o terrorismo. Il deficit però si acutizza perché, data l'inesperienza della direzione, sono sempe di più i subappalti incontrollati, perfino della perforazione, in cui Pdvsa dovrebbe eccellere. Senza dimenticare contratti assurdi firmati a svantaggio della stessa PDVSA dalla sua propria direzione.

Oggi Pdvsa corrisponde a oltre il 90% delle esportazioni di un paese in rovina, ma la sistematica incapacità gestionale sta distruggendo quel poco che resta di industria estrattiva. Persin i sndacati, un tempo baluardo del chavismo, criticano questo controllo manu militari.

Come se non bastasse in gennaio Quevedo dovrebbe assumere la presidenza di turno dell'Opec, l'Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio. Resta da vedere la reazione dei paesi partner a essere guidati da una persona che ha finora dimostrato la propria incompetenza.