Gli ungheresi non piegano la testa

Gli ungheresi non piegano la testa
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In Ungheria le manifestazioni contro la legge sugli straordinari hanno assunto col passare dei giorni un significato più ampio, portando in piazza quel malcontento, diffusso contro il premier Orban. Dopo l’intervento della polizia contro alcuni deputati dell'opposizione entrati negli studi dell'emittente di stato per esprimere il loro dissenso, in migliaia sono scesi in piazza per dire stop a quello che definiscono ormai un regime. Altri pensano invece che non sia il momento giusto per questo tipo di proteste di massa.

“Non si può continuare cosi per troppo tempo. Chi governa pensa che la gente sia troppo presa dalle feste per pensare ad altro. Ma non ce la facciamo più, è impossibile”, sotiente un signore. “Sono fortemente in disaccordo con le dimostrazioni. Sostengo la libertà di parola, ma non sotto Natale”, dichiara invece un altro cittadino.

Alcuni cittadini puntano tutto sulle nuove generazioni e sulle elezioni europee. Per una signora “Questa folla di studenti finanziata da Soros e Bruxelles, vuole portare il governo di Orbán alle dimissioni perché spera in qualcosa di diverso. Le elezioni europee sono vicine, questa è la vera causa di tutto questo.” “Aprezzo molto questi dimostranti per essere scesi in piazza. Sono coraggiosi, e io li sostengo pienamente”, racconta un pensionato.

“Comunque andrà ci saranno dei cambiamenti”, dice fiducioso questo ragazzo. “Forse quelle persone così disperate e che ora sono disposte ad emigrare, resteranno qui più a lungo.”