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Le reazioni all'approvazione del decreto sicurezza

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Le reazioni all'approvazione del decreto sicurezza

Le reazioni all'approvazione del decreto sicurezza
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Non si sono fatte attendere le reazioni europee all'approvazione del decreto sicurezza, diventato nuova legge italiana mercoledì. Tra i punti più contestati ci sono l'abolizione dei permessi di soggiorno per motivi umanitari, sostituiti da permessi speciali di durata inferiore, e la riorganizzazione del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, il cosiddetto Sprar che, se da una parte sarà potenziato con l'istituzione di 10 commissioni territoriali, dall'altra diventerà accessibile solo ai titolari di protezione internazionale e ai minori non accompagnati.

Il ministro dell'interno Salvini invita a leggere bene il testo prima di commentarlo:

"Vorrei sapere quanti hanno letto il decreto" ha detto il leader leghista "perchè chi ha letto il decreto si rende conto che il sistema Sprar non viene toccato, anzi, avranno più diritti i rifugiati veri che oggi, a volte, erano fuori dal sistema Sprar".

La nuova legge accende il dibattito politico anche in Italia. Dalla maggioranta Fratelli d'Italia, che ha votato a favore del decreto, avrebbe preferito norme più rigide. Dall'opposizione il Partito Democratico teme invece un aumento dell'illegalità.

"Il decreto sicurezza cancella ogni aiuto per bambini, per persone disperate che fuggono da guerre e massacri" dice il deputato pd Walter Verini "moltissimi di questi saranno in giro per le strade senza nome e senza speranza. Salvini è il ministro della paura e dell'insicurezza".

In tema di immigrazione un'altra questione spinosa in seno al governo è la mancata partecipazione dell^'italia al vertice di Marrakech per sottoscrivere il Global Compact, il patto non vincolante messo a punto dall'Onu per dettare le linee guida da seguire per garantire flussi migratori più sicuri.

Il premier Conte, a settembre, aveva detto che l'Italia ci sarebbe stata ma nei giorni scorsi ha deciso di accettare la proposta di Salvini che vuole fare esprimere prima il Parlamento in data da destinarsi.