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Ricercatore cinese: "Nate due gemelle con Dna modificato"

Ricercatore cinese: "Nate due gemelle con Dna modificato"
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REUTERS/Michael Dalder
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In Cina sono nate due gemelle il cui Dna sarebbe stato modificato con la Crispr - la tecnica genoma-editing sviluppata recentemente - per renderlo immune al virus Hiv. Ad annunciarlo, in un'intervista esclusiva all'Associated Press, è stato He Jiankui, ricercatore cinese dell'Università di Shenzen.

La notizia va però presa con le molle. Lo studio non è stato ancora pubblicato su nessuna rivista scientifica e manca la conferma di fonti independenti. Uno scienziato americano ha detto di avere partecipato al lavoro in Cina, dove sarebbe stata utilizzata una tecnica di genoma-editing vietata negli Stati Uniti. Questo perché le modifiche del Dna rischiano di danneggiare altri geni.

Se fosse vero, si tratterebbe di un profondo salto sia dal punto di vista scientifico che dal punto di vista etico. Alcuni scienziati hanno denunciato l'esperimento cinese come sperimentazione umana. Il ricercatore ha dichiarato di aver alterato gli embrioni di sette coppie durante i trattamenti di fertilità, con una gravidanza giunta a termine. Il suo obiettivo era quello di conferire la capacità di resistere a future infezioni da Hiv.

"Se fosse vero, eticamente ci troveremmo su un terreno scivoloso"

"Sto seguendo la vicenda, al momento non posso fornire nessun commento scientifico sull'esperimento perché non esiste una documentazione", ha detto a Euronews Anna Cereseto, professoressa del Centro di biologia integrata presso l'Università di Trento. A lei e al suo gruppo di ricerca va il merito di avere sviluppato - prendendo spunto dalle prime ricerche di editing genomico - una tecnica ancora più precisa per la correzione del Dna. Lo studio è stato presentato nello scorso gennaio in un articolo pubblicato dalla rivista Nature Biotechnology.

"Se quanto leggo fosse vero - ha detto Cereseto - eticamente ci troveremmo su un terreno decisamente scivoloso. In questo caso l'obiettivo del lavoro sarebbe di prevenire la malattia e non di curarla. Un passo avanti che si presta a tutta una serie di interrogativi dal punto di vista etico".