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La magia di Yuja Wang nel Concerto per la Pace di Versailles

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La magia di Yuja Wang nel Concerto per la Pace di Versailles

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Le celebrazioni per l'anniversario della fine della prima guerra mondiale hanno raggiunto l'apice musicale nel simbolico "Concerto per la pace" dell'Orchestra filarmonica di Vienna tenutosi all'Opéra Royale del palazzo di Versailles sotto la direzione di Franz Welser-Möst, che ne ha concepito il programma. Un viaggio musicale in più tappe: "Prologo, devastazione, speranza e riconciliazione". Per il maestro, "Queste giornate di commemorazione servono a prendersi una breve pausa per riflettere su quel che è successo e sul cammino fatto negli ultimi cent'anni. Questo era importante per me nella scelta dei brani. All'inizio c'è questa convinzione e la visione dell'umanesimo, poi gli orrori della guerra e la domanda è: che cosa ne facciamo?"

Nel pieno del conflitto, il compositore britannico Gustav Holst concepì la celebre suite "I pianeti", di cui fa parte questa "Marte, il Portatore della guerra". Un brano che, dice Welser-Möst, "Ha qualcosa di intensamente minaccioso. Sembra di sentire un intero esercito che inizia a marciare".

La Grande Guerra costò cara anche a molti artisti, rimasti uccisi o feriti. Tra di loro, il pianista austriaco Paul Wittgenstein, che perse il braccio destro sul campo di battaglia. Maurice Ravel compose un concerto per lui, qui meravigliosamente interpretato dalla carismatica Yuja Wang, che lo trova straordinario, perché "L'ha scritto come se avesse in mente tre o quattro mani. C'è una melodia principale e poi in mezzo ci sono le più belle armonie possibili, tutte queste complessità, la strumentazione che usa, i colori che crea. E ha un lato groovy, selvaggio". Una composizione guidata da una "forza misteriosa che si sprigiona da questi tre motivi, e lui li trasforma in continuazione. Una forza che trae origine probabilmente dalla catastrofe alla fine della guerra. Amo questa forza dark", conclude la pianista.

A chiudere il concerto, "The Unanswered Question" di Charles Ives, in una meditazione finale. Un pezzo che, dice Franz Welser-Möst, "si pone la domanda: dov'è finita la visione dell'umanesimo? Una domanda che resta senza risposta".

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