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Una messa a Budapest per i copti uccisi in Egitto

Una messa a Budapest per i copti uccisi in Egitto
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Le sette vittime dell'attentato compiuto contro i copti in Egitto lo scorso 2 novembre - quando uomini armati hanno preso d'assalto un autobus diretto al monastero cristiano di Minya, a 250 chilometri dal Cairo - sono state ricordate a Budapest con una messa di suffragio.

L'azione è stata rivendicata dall'Isis, ed ha colpito ancora una volta la minoranza cristiana che ormai da anni vive nella paura. Di questa stessa paura parlano i copti emigrati in Ungheria. "I copti non sono al sicuro. Un attacco come questo, l'assalto agli autobus, può accadere ovunque, in ogni momento..."

Il leader della chiesa copta ungherese Youssef Khalil riconosce che nonostante le difficoltà, i fedeli copti resistono all'idea di lasciare l'Egitto. "Siamo in contatto strettissimo con l'Egitto, dove una piccola parte dei copti non si sente protetta ed è pronta ad andare altrove, in Ungheria, in Europa, Stati Uniti, Canada o Australia". Negli ultimi cinque anni la comunità copta egiziana in Ungheria è cresciuta di un terzo. Il flusso migratorio è cresciuto sotto la presidenza di al-Morsi, per non più arrestarsi.

Le ripetute assicurazioni del presidente al-Sisi che più volte ha promesso di proteggere i copti, infatti, non bastano ad accresecere la sensazione di sicurezza. I copti continuano a restare obiettivo degli attacchi terroristici. Nora Shenouda: "Diversi sanguinosi attacchi sono stati compiuti conto i cristiani copti negli ultimi anni. E nonostante tutto la comunità affronta gli attentati con pazienza. Come ci hanno ripetuto, "questa è la chiesa dei martiri".