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16 ottobre 1943: la notte del rastrellamento del ghetto di Roma

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16 ottobre 1943: la notte del rastrellamento del ghetto di Roma

16 ottobre 1943: la notte del rastrellamento del ghetto di Roma
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La notte del 9 novembre 2018 è il momento in cui è scandito l'anniversario della Notte dei Cristalli in Germania, Austria e Cecoslovacchia, quando gli ufficiali del partito nazista irrompono e bruciano sinagoghe, negozi e compiono massacri indiscriminati verso gli ebrei. La notte del terrore. E' il capitolo oscuro della storia tedesca, per cui diverse sono le commemorazioni che avranno luogo, (alcune sono già avvenute) per portare avanti sempre il vessillo della memoria contro le atrocità commesse contro gli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale. E' anche una opportunità, questa, per esplorare ciò che oggi è potenzialmente in crescita: l'antisemitismo, il razzismo, l'islamofobia così come l'aumento delle posizioni di estrema destra in Europa tutta. Euronews ha creato una miniserie che esplorerà ciò che è avvenuto nelle altri parti d'Europa, ma anche per fotografare la situazione attuale, come a esempio l'islamofobia in Austria o l'antisemtismo in Francia. In questo viaggio facciamo tappa a Roma, dove la nostra Eloisa Covelli ha chiesto ai membri della comunità ebraica il significato oggi di quella data.

In Italia la data rimasta impressa nella memoria è quella del 16 ottobre 1943, il sabato nero della comunità ebraica di Roma. Dopo 5 anni da quella notte terribile, la Notte dei Cristalli, Roma infatti viene occupata dai tedeschi. Sono le 5 e mezzo del mattino, la Gestapo rastrella più di 1000 ebrei per portarli ad Auschwitz. Da lì ritorneranno solo 16 persone. L’ultimo sopravvissuto, Lello Di Segni, è morto da pochi giorni, poco prima di compiere 92 anni.

Ai nostri microfoni alcuni rappresentanti della comunità ebraica di Roma, ma non solo, anche dalla "piazza" del parlamento arrivano i pareri e le voci sulla possibilità o meno che tutto possa accadere di nuovo anche prendendo di mira altre minoranze:

"Ero qui personalmente - riferisce Enrico Di Veroli, 85 anni -. Ho visto deportare mia sorella, mio cognato e due bambini". Di Veroli si dice fiducioso che nel caso la storia possa ripetersi lo Stato d'Israele possa difendere tutta la comunità.

Secondo Giuseppe Calò, 72 anni, invece, bisogna distinguere fra ciò che è capitato agli ebrei e alle altre comunità: “Ma no. Non mischiamo l’ebraismo, con i rom, ecc. Non ci dovete identificare a loro".

La comunità ebraica romana è molto attiva nel mantenere la memoria della Shoah, con proiezioni, libri, convegni. Un modo per non dimenticare e per imparare dalla lezione del passato.

Claudio Procaccia, il direttore del dipartimento beni e attività culturali della comunità ebraica di Roma ha affermato: "Il rischio esiste sempre perché è insito nell'essere umano. Inoltre durante i momenti di crisi non solo economici ma anche di tipo valoriale, il rischio è che il fenomeno possa aumentare".

Abbiamo sentito anche Ruth Dureghello, la presidente della comunità ebraica di Roma:

"Bisogna soltanto capire che di volta in volta si individua un nemico diverso da offendere, da combattere, contro il quale scagliarsi e noi siamo il diverso per eccellenza e per questo siamo state vittime di questo odio nel passato, alle volte anche nel presente e poi bisogna contrastarlo chiunque colpisca: se colpisce un rom o un omosessuale o un disabile, come è già stato, o se diventa motivo per perseguitare per la sua differenza qualcuno".

Voce narrante: Simona Zecchi