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Nuova Caledonia, referendum per l'indipendenza: sarà inutile?

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Nuova Caledonia, referendum per l'indipendenza: sarà inutile?

Nuova Caledonia, referendum per l'indipendenza: sarà inutile?
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Francia o Nuova Caledonia?

I seggi elettorali in Nuova Caledonia, una piccola area strategica di 270.000 abitanti nel Pacifico, hanno aperto domenica 4 novembre per uno storico referendum sull'indipendenza, anche se i sondaggi prevedono la vittoria del NO.

Siamo in Oceania....

Quasi 175.000 elettori di questo arcipelago francese, colonizzato nel 1853, con riserve significative di nickel, hanno tempo fino alle 8 di mattina (ora di Parigi) per visitare uno dei 284 seggi 284 per dire se vogliono "che la Nuova Caledonia raggiunga la piena sovranità e diventi indipendente".

Sventolano le bandiere della Francia e della Nuova Caledonia.

Questo referendum, che scandisce 30 anni di progressiva decolonizzazione, è strettamente monitorato da Parigi, a 16.732 km di distanza (tra le due capitali Parigi e Noumea).
Emmanuel Macron parlerà in televisione alle 13 di domenica (23 ora locale) dopo la proclamazione del risultato.

La spunterà davvero il No come dicono i sondaggi?

Per rendere efficace e indiscutibile questo voto, 250 delegati inviati dallo Stato francese e osservatori delle Nazioni Unite saranno presenti negli uffici elettorali.

C'è grande attesa: nella scuola "Candide Koch", nel quartiere dei coloni della Valle di Noumea, quasi 30 persone stavano già aspettando di votare, un quarto d'ora prima dell'apertura.

Ai seggi: si o no?

Questa consultazione, dopo l'accordo firmato nel 1998, ha lo scopo di continuare l'opera di riconciliazione tra i canachi, gli indigeni del territorio, e i caldoches, di origine europea, che è iniziata con gli Accordi di Matignon nel 1988. Questi furono firmati dopo le violenze degli anni '80 che culminarono nella rivolta e nell'assalto alla grotta di Ouvéa nel maggio 1988, provocando 25 morti.

Per il Primo Ministro francese Edouard Philippe questo referendum segna "l'i**nizio della Nuova Caledonia che vuole costruire un futuro"**.

Un cartello, stracciato, del "Si" all'indipendenza.

I canachi, in maggioranza indipendentisti, rappresentano il 40 per cento della popolazione e sono in minoranza: per questo la vittoria del SI all'indipendenza sembra esclusa.

I sondaggi prevedono la vittoria del NO con una percentuale compresa fra il 63 e il 75%, con i canachi che - anche ad urne aperte (lo saranno fino alle 8 del mattino europeo) - invitano a boicottare lo scrutinio come già fecero nel primo referendum del 1987.

Sostenitori del SI.