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Deficit al 2,4%, sì unanime del consiglio dei ministri

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Deficit al 2,4%, sì unanime del consiglio dei ministri

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Il Consiglio dei ministri ha approvato all'unanimità la nota di aggiornamento del Def.

Dieci miliardi per il reddito di cittadinanza, un miliardo e mezzo ai truffati delle banche. Queste le misure decise in un lungo vertice di maggioranza, a tarda sera.

Le coperture? In debito, e il rapporto deficit-pil salirà al 2,4 %.

In piazza Monte Citorio a Roma sono subito scattati i festeggiamenti dei pentastellati e il capo politico del Movimento 5 stelle, Luigi Di Maio, ha parlato di "manovra del popolo che cancella la povertà" e "manovra del cambiamento".

L'annuncio arriva alla fine di una giornata tesa, con il ministro dell'economia Giovanni Tria, restìo ad aumentare il debito, infine messo all'angolo, costretto a cedere dopo il pressing di diversi esponenti della maggioranza e del collega Paolo Savona il titolare degli Affari Ue, colui che avrebbe dovuto governare il ministero di via XXsettembre ma che il presidente Sergio Mattarella non ha voluto su quella poltrona. All'esecutivo ora la prova più dura: convincere i mercati che il debito dell'Italia e i suoi sempre maggiori interessi sono sostenibili.

L'atto era atteso: per la prima volta l'esecutivo, il primo esecutivo sovranista di un Paese dell'Europa Occidentale, ha scritto nero su bianco qual è l'orientamento del governo sul debito.

Sotto il fuoco amico il titolare dell'economia Giovanni Tria, che con Bruxelles si era impegnato a proseguire nella riduzione del debito, aveva anticipato la giornata di oggi dicendo che lui lavora nell'interesse della Nazione ed ha cercato di rassicurare Bruxelles: "Siamo su misure tese a dimostrare che si può aver fiducia nel Paese e nella sua crescita". Ma la sua linea, invisa alla maggioranza, soprattutto ai 5 Stelle la cui tenuta al Sud è strettamente legata all'introduzione del reddito di cittadinanza, non è passata. La maggioranza si è mostrata coesa fino a minacciare il titolare del Tesoro di togliergli l'incarico. Minaccia arrivata per bocca di Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera: "Se Tria non è più nel progetto, troveremo un altro ministro dell'economia"- ha detto giovedì mattina. Alla fine Tria non si è dimesso ma ha ceduto. Forse per evitare il peggio: gravi tensioni sui titoli di Stato italiani all'apertura dei mercati.