Bruxelles conferma la scadenza del 1º novembre per abbandonare gli inverter di potenza cinesi, nonostante gli avvertimenti di investitori e industria delle rinnovabili
La Commissione europea non prorogherà la scadenza del 1º novembre per l'eliminazione graduale degli inverter prodotti in Cina dai progetti energetici finanziati dall'Ue, nonostante le richieste di più tempo avanzate dagli investitori e dall'industria delle energie rinnovabili.
Le associazioni di categoria e gli investitori istituzionali speravano che Bruxelles rinviasse la scadenza, alla luce dei timori sulla disponibilità e sui costi delle alternative. Ma funzionari dell'Ue hanno riferito a Euronews che la Commissione intende rispettare il calendario.
Dal 1º novembre i progetti collegati, o in via di collegamento, alla rete elettrica dell'Ue dovranno escludere i fornitori ad alto rischio oppure passare progressivamente a inverter di fornitori considerati non ad alto rischio. La decisione lascia in gran parte irrisolte le preoccupazioni di imprese e investitori, mentre la scadenza si avvicina.
Timore che i produttori possano manipolare inverter da remoto
All'inizio di quest'anno, l'esecutivo dell'Ue ha adottato orientamenti politici provvisori che limitano l'uso dei fondi europei per i progetti di energia pulita – in particolare solare, eolico e sistemi di accumulo – che si basano su inverter forniti da operatori ad alto rischio, cioè aziende cinesi come Huawei.
Il provvedimento è stato motivato da timori legati alla cybersicurezza, in particolare dal rischio che i produttori possano accedere da remoto e manipolare gli inverter, destabilizzando le reti elettriche e provocando blackout.
Ma l'iniziativa ha anche suscitato forte preoccupazione tra gli investitori istituzionali, come la Banca europea per gli investimenti, e nel settore delle energie rinnovabili, che dubitano che i produttori alternativi di inverter possano garantire volumi e costi adeguati.
Dopo una tavola rotonda con le imprese, convocata a giugno proprio per affrontare queste preoccupazioni, le parti industriali e gli investitori speravano in deroghe alla scadenza del 1º novembre.
I rappresentanti del settore sostengono che il calendario della Commissione sia irrealistico e rischi di creare gravi problemi finanziari e operativi per i progetti di energia rinnovabile, in un momento in cui i costi dell'energia stanno aumentando in tutta l'Ue.
Commissione Ue: esiste già fornitura alternativa
All'inizio i servizi della Commissione erano divisi: il Segretariato generale spingeva per una linea particolarmente rigida, mentre la Direzione generale per i Partenariati internazionali era più prudente. Ora però il divario sembra essersi ridotto e all'interno dell'esecutivo europeo emerge una maggiore convergenza.
Alcuni interlocutori sperano ancora che la Commissione conceda deroghe caso per caso, invece di bloccare del tutto un progetto, quando i ritardi dipendono da circostanze impreviste, per esempio lo stallo nelle procedure di autorizzazione.
Ciononostante, i responsabili dei progetti e gli investitori dovranno ora adeguarsi. Dovranno rivedere i costi a bilancio, che non riguardano solo gli inverter, ma anche le garanzie e i servizi collegati, come la manutenzione.
La Commissione, dal canto suo, sostiene che esista già una fornitura alternativa e affidabile di inverter non cinesi e che il prezzo da pagare per garantire la sicurezza delle infrastrutture energetiche europee sia tutto sommato contenuto.