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Da tutta Europa in Friuli per studiare Pasolini

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Da tutta Europa in Friuli per studiare Pasolini

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Pasolini e Casarsa della Delizia, un connubio forse ancora più forte di quello con Bologna e con Roma. È comunque qui che l'artista ha mosso i primi passi e ha trovato rifugio, e il Friuli l'ha fortemente influenzato. Ed è a Casarsa che, nel Centro Studi Pasoliniani, si è tenuta la prima summer school italiana, coordinata da Paolo Desogus della Sorbona e Lisa Gasparotto.

Sarebbe bello che nel nostro tempo, che tende a creare santini, Pasolini a propria volta non sia riscoperto solo per essere eletto a santino. Va cioè letto e riletto, ma per mangiarlo in salsa piccante

Prof. Antonio Tricomi Università di Urbino

Lisa Gasparotto, Università Milano Bicocca:

"L'obiettivo era un po' quello di creare un polo attorno alla figura e all'opera di Pasolini per poter riprendere in mano alcuni concetti, alcune idee, alcune categorie anche critiche del novecento, che quindi transitano anche in altri autori. E soprattutto il nostro obiettivo era anche quello di creare una piccola comunità di giovani, un punto di riferimento, di fare in modo che il centro studi di Casarsa possa davvero diventare un centro per gli studi pasoliniani".

Professori di sei università italiane e due straniere - la Royal Holloway di Londra oltre alla Sorbona di Parigi -, allievi, 20 e selezionatissimi, da undici Paesi, oltre all'Italia.

Piero Colussi, Presidente Centro Studi Pier Paolo Pasolini

"Sono ragazzi che sono nati vent'anni dopo la morte di Pasolini, e nonostante questo c'è una curiosità, un'ammirazione per la figura di questo intellettuale, di questo importante artista, che a mio avviso è commovente".

Studenti e studiosi si incrociano, si scambiano impressioni e arrivano a riflessioni a volte anche bizzarre in apparenza, utili comunque ad avviare un percorso. E per questo è importante essere in Friuli e capire Pasolini senza volerne fare troppo un'icona.

Bart Dressen, Università di Lovanio:

"A mio parere Pasolini utilizzerebbe anche benissimo i mezzi di comunicazione di oggi: internet, i social media... Forse anche in modo un po' paradossale, come grande critico della società di massa"

Silvia Gutierrez, Università autonoma di Madrid:

"L'esperienza è molto importante soprattutto per gli stranieri per capire quanto sia stato importante il Friuli soprattutto nello sviluppo cinematografico e anche saggistico del Pasolini degli anni '60 e '70, che è quello che viene più conosciuto all'estero".

Stefano Pignataro, Università degli Studi di Salerno:

"Come successe forse anche con Calvino, con Pavese... il locus amoenus letterario ha prodotto il trampolino di lancio, la scintilla che fa sviluppare una poeticità e una scrittura maggiore".

Tommaso Grandi, Università di Bologna:

"Credo che Pasolini sia una di quelle figure come lo è stato il Leopardi, come lo sono stati i più grandi, che continuerà a darci dei problemi per fortuna, da poter tematizzare, da poter discutere insieme".

Prof. Antonio Tricomi, Università di Urbino:

"Da un lato va assolutamente riletto e riscoperto Pasolini, ed è bene che lo si faccia. Dall'altro sarebbe bello che nel nostro tempo, che tende a creare santini, Pasolini a propria volta non sia riscoperto solo per essere eletto a santino. Va cioè letto e riletto, ma per mangiarlo in salsa piccante"

Non troppo piccante, ma piuttosto agrodolce invece la mostra fotografica che si tiene nel centro studi, dove è stato anche presentato l'ultimo libro su Pasolini: "Risposte pratiche, risposte sante. Pasolini, il tempo e la politica", in cui Luciano Fiore ripercorre la parabola umana ed artistica del genio.